martedì 15 luglio 2008

"Brunellopoli" e il "Merlot Vernel"

Si discute ancora molto del caso “Brunellopoli”, che parte sicuramente da lontano: fornire una sintesi non è facile, però può essere d’aiuto iniziare da un punto di partenza diverso, ovvero perché si coltivino in Italia vitigni bordolesi. Le mie letture di questo periodo sono gli atti del Convegno organizzato in occasione della manifestazione “Merlot d’Italia” di Aldeno, che si possono scaricare dal sito: http://www.merlotditalia.it/


Dagli atti dell’edizione 2001 ho estrapolato questa affermazione di Franco Ziliani:


“Non nascondiamo però che c'è un terzo modo di lavorare sul Merlot in Italia, ed è quello più diffuso che serve per fare del Merlot che io chiamerei Vernel. Ricordate la pubblicità dell'ammorbidente Vernel, lo sciacquamorbido. Il Merlot Vernel che serve per fare tanti vini puzzle, con abili composizioni. Tutti vogliono bene al Merlot, c'è persino un importantissimo enologo italiano, il più bravo di tutti secondo determinate guide, il quale ha affermato che lui il Merlot lo metterebbe anche nel cappuccino. Questo signore vuole così bene al Merlot che lo mette in tutti i vini che fa, dal Piemonte, alla Campania, alla Sicilia, oppure dove li fa in purezza, cioè in Umbria e in Lazio.

Non nascondiamo che questo modo di usare il Merlot, molto amato dagli enologi, ha portato (non sono bugie, ma verità) ad usare questa splendida varietà nel Barolo e nel Brunello di Montalcino. Non sono dicerie, ci sono analisi, perché questo vino fantastico, morbidone e rotondo com'è, serve ad attenuare, ad ammorbidire, a rendere anche i vini più tannici, che avrebbero bisogno di tempo, più accattivanti secondo un certo stile. Oggi vogliamo tutti avere i grandi vini importanti, pronti come se fossero dei novelli, ma delle due l'una, dobbiamo metterci d'accordo”.

2 commenti:

Luca Risso ha detto...

Ciao Mirco,
Il merlot è una bella scorciatoia, ammettiamolo. Risolve un sacco di problemi, senza bisogno di cercare il Sorì dove il nebbiolo non è troppo acido o astringente, il campo dove il sangiovese non viene sbiadito, il poggio dove la barbera non ti taglia la lingua, il tutto senza dover drogare con tannini, gomma arabica ecc.
Una scorciatoia, appunto.
Non riesco a scaricare gli atti, puoi inviarmeli per mail?

Luk

Blog&Wine ha detto...

Ciao Luk, sono d’accordo, poi da produttore devo dire che è una bella “palestra”, nel senso che essendo praticamente ubiquitario, può essere il vino sul quale in purezza ci si può confrontare più facilmente con il mercato… il problema è sempre il solito però: se si decide di usarlo come “scorciatoia” al posto della “chimica” ben venga, il “taglio”, o “blend” all’inglese, è stata e rimane una delle operazioni di cantina basilari ma anche tra le più importanti; poi però bisognerebbe avere il coraggio di dichiararlo sempre…
Ti mando la mail con gli atti…
A presto!

Mirco