sabato 21 luglio 2007

Archeopane: dall'injera ai testaroli

Grazie allo spunto datomi da Gourmet, torno un attimo sui “testaroli al pesto”, dei quali ho accennato qui… Fin da quell’assaggio avevo notato una somiglianza diretta con l’INJERA, tipico “pane” etiope, assaggiato più volte al ristorante africano di Bologna, che a differenza dei testaroli liguri è però lievitato.

Da un punto di vista gastronomico non cambia, a mio avviso, l’utilizzo di questo prodotto: se in Etiopia l’INJERA è in pratica un sostitutivo delle posate, il suo ruolo è quello di assorbire un liquido, in pratica renderlo solido e più facilmente assimilabile.

Di seguito riporto un bel testo trovato all’URL: http://www.cookaround.com/cucina/etiopia/ e saluto Sandra ancora una volta “Musa ispiratrice”… ;-)

SAPORI D'ETIOPIA

di Abraham Zewdie



In Etiopia il pranzo inizia con un tipico rituale, il lavaggio delle mani. A tavola viene portata un brocca di metallo o terracotta contenente acqua, la quale viene versata sulle mani degli ospiti. Subito dopo viene servita la prima portata, un leggero piatto di fermenti o siero di latte seguito da specialità piccanti.
In Etiopia, la dieta è scandita dai lunghi periodi di digiuno previsti dalla religione copta, a cui fanno seguito periodi in cui la carne diventa la base principale dei pasti. E, da non scordare, il caffè è originario della provincia del Kaffa, da dove prende il nome, e in Etiopia bere questa bevanda è un vero e proprio rito. Se ne avete la possibilità prendete parte a questa cerimonia, gustando il caffè che verrà servito per tre volte in piccole tazzine di ceramica, e per una volta fate si che il tempo non vi corra dietro, e prendetevi tutto il tempo necessario per partecipare a una cerimonia il cui ricordo vi rimarrà sicuramente molto impresso.
Molti altri piatti lasciano nel visitatore una impronta indimenticabile. Sono preparate in occasione della nostra festa e sono da assaggiare, non appena se ne presenta l'occasione.

Piatti tipici ed Elementi base

INJERA - Pane lievitato e spugnoso sul quale si servono quasi tutti i piatti, simile ad una cialda ricavato ad una miscela di Teff, (un ceriale locale ed acqua.) Avete presente quella sottile sfoglia di gommapiuma che riveste i vostri preziosi regalini - tipo Swarowsky - che volete proteggere dagli urti? Ecco: Ingera è una sfoglia di pasta di miglio molto simile ma un po' più sottile e di un color grigio-chiaro e grigio spento. Riveste l'interno del gran piatto da portata, da cui tutti dovranno attingere, che contiene, al centro, mucchietti di saporita carne di montone o di bue, circondata da salsine multicolori, ma tutte tremendamente piccanti. L'injera è disposta a fette sopra i Mesob, cioè (speciali supporti di paglia colorati, decorati finemente ed intrecciati.) Parti diverse di Wot sono disposte artisticamente sulle fette del Injera, nel mesob. Spesso il pranzo non cominicia finchè il padrone di casa non spezza, per ogni uno dei comensali, una porzione di Injera.
Le buone maniere del luogo insegnano che questo piatto vada mangiato rigorosamente con le mani. Staccate con tre dita un pezzo di 'Ingera, tanto per intenderci quella che sembra una sfoglia di gomma piuma, fatene un piccolo fazzoletto, poggiatelo delicatamente sui pezzettini di carne e poi, stringendo i quattro polpastrelli, a cui avrete avuto l'accortezza di opporre l'ultimo dito della vostra mano, il pollice, fate in modo di pescare uno o più pezzettini di carne, imbevetelo in una o più salsine e, finalmente, portate il tutto alla bocca. Ripetere l'operazione fino a sazietà.
Sembra difficile ma non lo è; Se tutto questo vi sembra complicato- in parole povere "quello che bisogna fare è staccare un pezzo di Injera e arrotolarlo ai pezzeti di carne di Wot. Vi si oppongono, però, atavici tabù che riaffiorano e cui bisogna strenuamente opporsi: quante volte da bambini c'è stato, infatti, affermato che non bisogna mangiare con le mani?

LA RICETTA D'INJERA -
Impastare 5 etti di farina 00, 5 etti di farina gialla di mais (quella da polenta), 250 grammi di semola di grano duro, 25 grammi di lievito e 1 bicchiere d'acqua in una ciotola capiente. Coprire e far riposare a temperatura ambiente 3 giorni se inverno, 2 se estate. Lavorare l'impasto fermentato con acqua sufficiente a farlo diventare fluido - circa 3 bicchieri. Scaldare una padella antiaderente e versare a filo il composto, uno strato di 3-4 millimetri, come per una crepe. Quando inizia a rapprendere devono comparire le bollicine che danno la caratteristica consistenza spugnosa al pane. Coprire e lasciare cuocere per circa 3 minuti, evitando che prenda colore. Lasciar raffreddare su un canovaccio evitando di sovrapporre le focaccette finche' non sono fredde.

2 commenti:

Gourmet ha detto...

Molto interessante qs post, Mirco!:-)
quando parti per le vacanze???

Anonimo ha detto...
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