domenica 28 ottobre 2007

Wine Gallery: la vendemmia della Martina


Un omaggio alla vendemmia da poco conclusa: una bellissima foto della mia nipotina Martina scattata dal fotografo professionista Max Salani di Argenta, che saluto e ringrazio per la disponibilità.

Info: www.maxsalani-photo.com

martedì 23 ottobre 2007

Ricordi di Mario Soldati

Durante tutto il 2006, anno ufficiale delle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita di Mario Soldati, una sessantina fra convegni, mostre e rassegne (con i relativi eventi, per un totale di diverse centinaia di appuntamenti) hanno reso omaggio alla versatile personalità artistica di questa figura fondamentale del ‘900. E sulla scia dell’interesse suscitato presso enti, istituzioni, critici, editori e lettori, si sta assistendo ora a una sorta di ‘onda lunga’ dell’anno soldatiano: così, anche negli ultimi mesi del 2007 e nel 2008 si succederanno iniziative di indubbio spessore, sempre sotto l’egida del Comitato Nazionale per le Celebrazioni 1906-2006.

La mostra al Golf Club Le Fonti di Castel San Pietro Terme

Il prossimo appuntamento dedicato a Mario Soldati si svolge all’interno di un originale trinomio cultura, gastronomia e sport: si tratta della mostra “Lo charme di una disarmante quotidianità”, che si terrà a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, dal 15 al 27 ottobre 2007 presso il Golf Club Le Fonti nell’ambito del programma collaterale del torneo internazionale femminile di golf Qualifying School di accesso al circuito professionistico del Ladies European Tour.

L’esposizione è incentrata sul Soldati intimo e raccoglie diverse immagini che lo ritraggono in momenti felici della sua vita. Il progetto fotografico-letterario è stato curato dal fotografo Mario Rebeschini e da Marina Zappi, responsabile dell’Area Cultura del Comune di Ostellato (FE), comune che nella primavera 2007 ha prodotto una corposa rassegna dedicata a Soldati nell’ambito del Festival “Sotto il Sole dei Sensi” con la supervisione del Comitato Nazionale per le celebrazioni di Mario Soldati e del Parco del Delta del Po.

Nella sede di Castel San Pietro Terme il percorso espositivo sarà accompagnato anche dal fotovideo “Ritratto di Mario Soldati”, realizzato da Giuliana Lonzi, che è un raffinato album virtuale su Soldati, con musica e immagini. E completa la mostra una interessante raccolta di foto dall’Archivio di Paolo Micalizzi scattate sul set del film “La donna del fiume” girato da Soldati nei luoghi del Delta del Po e che ha rappresentato il lancio internazionale di Sofia Loren.

Un spazio speciale avranno poi 12 pannelli fotografici sul territorio emiliano romagnolo (una sorta di piccola e preziosa ‘mostra nella mostra’): sono scatti realizzati da Volfango Soldati negli anni in cui accompagnava il padre nei suoi reportage e ora allestiti dalla Minerva Eventi. Tali immagini sono una preview al libro di prossima pubblicazione per Minerva Editore:“Viaggio in Emilia Romagna”, antologia soldatiana sulle pagine che l’autore ha ‘dedicato’ a questa regione (il volume sarà poi presentato ufficialmente il 16 novembre 2007 presso il Museo della Civiltà Contadina di San Marino di Bentivoglio (BO) nella sede di Villa Smeraldi).

Alla cena di gala della serata inaugurale del 15 ottobre, sempre presso il Golf Club Le Fonti, interverrà Volfango Soldati, figlio di Mario, attualmente chef nel suo originale ristorante L’Angiolino di San Giorgio di Piano (BO) e autore del libro “Cuore di Cuoco”. Volfango, oltre a essere ospite d’onore, sarà l’ideatore del menù.

Il libro “Viaggio in Emilia Romagna” e gli eventi sull’Emilia Romagna ‘soldatiana’.

Il 16 novembre 2007, alle ore 18.30, sarà presentato presso il Museo della Civiltà Contadina di San Marino di Bentivoglio (BO), nella sede di Villa Smeraldi, l’antologia di scritti “Viaggio in Emilia Romagna”: un libro che raccoglie le pagine soldatiane (racconti, inchieste, notes, ritratti) dedicate alla regione. L’opera è pubblicata dalla casa editrice Minerva ed è a cura di Anna Cardini Soldati (nuora di Mario e moglie di Volfango): “Soldati l’Emilia-Romagna l’attraversa e ci sosta nei suoi mille viaggi per l’Italia. La regione orizzontale che prende il nome da una via e che ha come confine naturale il Po, non poteva non essere amata da Soldati”…, dice Anna Cardini Soldati.

L’antologia, introdotta da Vittorio Emiliani e da un ricordo di Attilio Bertolucci, conterrà diverse foto d’epoca scattate da Volfango Soldati alla fine degli anni ’60 nei luoghi del vino, e le foto attuali scattate da Andrea Samaritani e Paolo Righi ai luoghi emiliani descritti da Soldati nella sua opera.

Sarà affascinante (e forse allarmante) comparare le varie situazioni a distanza di 40 anni! Nel libro ci saranno anche le immagini, tratte da vari archivi, che ritraggono Soldati con gli amici emiliani Bassani, Bertolucci, Zavattini e Longanesi.

Dopo la presentazione del volume, Volfango Soldati proporrà un buffet con due particolari ricette della cucina padana per rievocare in modo filologico l’Emilia-Romagna di Mario Soldati degli anni ‘50 e ‘60 (gli anni dell’esplorazioni dello scrittore di quell’Italia ‘minore’ a lui tanto cara). Il tutto in abbinamento con i vini del territorio, in particolare l’autoctono bianco Pignoletto doc e il rosso Barbera doc del partner ufficiale Consorzio Vini Colli Bolognesi, che organizzerà a sua volta banchi di degustazione e curerà il servizio dei vini.

Quella del 16 novembre sarà dunque una serata letteraria-gastronomica e soprattutto un ricordo di Soldati che proseguirà, sempre nella sede di Villa Smeraldi, con l’esposizione (visitabile fino al 21 dicembre) di fotografie, audiovisivi e oggetti personali tratti dal ricco archivio della famiglia Soldati.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Bologna e la Confesercenti di Bologna.

Alla ricerca del grande fiume

E’ già entrato nel vivo, intanto, il viaggio “Alla ricerca del Grande Fiume”, nato da un’idea di Carlo Petrini, e organizzato dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (ideata da Slow Food). Questa avventura, che terminerà il 20 ottobre 2007, vede un gruppo di 153 studenti in bicicletta ripercorrere quel “Viaggio lungo la Valle del Po, alla ricerca dei cibi genuini”: in 24 tappe lungo l’asse del fiume, il gruppo toccherà i luoghi più significativi che Soldati, seguito dalle telecamere Rai, mostrò agli italiani nel 1957, attraverso le loro tradizioni culturali e gastronomiche. Un modo originale e di notevole valore didattico e culturale per celebrare il cinquantenario di quel tour che ancora oggi costituisce un modello d’indagine sul campo.

INFORMAZIONI:

Comitato per le celebrazioni Mario Soldati, tel. 051.6630619

www.comitatomariosoldati.it; info@mariosoldati.it

domenica 21 ottobre 2007

Vino dei Blogger #11: connessioni

EH NO Andrea Gori alias “Vino da Burde”, così no vale!

Vabbè che sei reduce da un prestigioso concorso (a proposito, complimenti a prescindere…), però se andiamo avanti così, per partecipare al “Vino dei Blogger”, bisognerà in futuro essere almeno laureati!

Scherzo ovviamente!!!

Intrigante questa ricerca del “matrimonio d’amore”… per questo provo a stupirvi con un bel mix di ingredienti con ciò che ho visto e assaggiato tra ieri e oggi.

PS: leggete con attenzione, è un post un po’ complicato…

A Villa La Favorita di Sarego (VI), sempre più teatro di grandi eventi enoici negli ultimi anni, si è svolta la prima edizione di DolceVi, rassegna dedicata ai vini dolci italiani: dolci, quindi non solo passiti e spumanti, come ha sottolineato l’istrionico Fausto Maculan (il portabandiera del Torcolato per intenderci), che nel convegno di sabato mattina ha lasciato al pubblico una interessante tabellina che spiega come vengono prodotti i vini dolci in tutto il mondo… non mi dilungo oltre, però devo dirvi che nel corso della giornata la tebellina mi è tornata utile, perché l’Italia, anche in questa produzione, è talmente ricca di sfaccettature e piccoli particolari, che vale davvero la pena organizzare una manifestazione corale come questa… a proposito, approfitto per complimentarmi con gli Organizzatori, in primis i Consorzi di Tutela partecipanti e Bruno Donati.

Ma torniamo ai vini; prima nota positiva: erano tutti buoni!

Non posso per questo parlarvi di tutti quelli che ho degustato, mi riservo di segnalare ciò che più mi ha stupito per sentori inconsueti o perché semplicemente non conoscevo: ricorderò l’eleganza del Moscato di Scanzo del Castello di Grumello “Valcalepio DOC Moscato passito 2000”, di un imprevedibile Barbera vendemmia tardiva “Respiro di Vigna” Vdt di Carussin, del perfetto COF DOC Picolit 2005 dell’Azienda Dri “Il Roncat”, dell’ineccepibile Alto Adige DOC Moscato Rosa 2005 “Rosatum” di Colterenzio, e dell’ “umanissimo” Aleatico Puglia Rosso IGT “Gazza Rubina” 2005 dell’Azienda Santa Lucia. Mi hanno inoltre colpito lo stile, non so quanto voluto o più semplicemente rispondente alla tradizione, di due “simil Pedro Ximenez” di ultima concezione, quali il DOC Colli di Conegliano Torchiato di Fregona 2004 di Michele Da Frè, e il Greco di Bianco DOC 2002 di Capo Zefirio.

Che dire poi di un’invenzione bella e buona ad opera di Mario Pojer, che definirei il “Marco Polo” dell’Azienda Pojer & Sandri di Faedo (TN), che da un viaggio in Australia porta a casa una “ricetta” per un vino fortificato, e con alcuni suggerimenti di Vincent Bouchard, produttore giramondo attualmente accasato in Portogallo e anche lui presente al convegno, estrae dal cilindro “Merlino”, un vino a base di mosto di Lagrein 2006 parzialmente fermentato (4% vol.), al quale viene aggiunto un brandy del 1992 grado pieno (74% vol.) a -5 °C sempre prodotto dall’Azienda che dispone di un proprio alambicco, per arrivare ad una gradazione finale di 18% vol. : difficile sinceramente trovare le parole per descriverlo, vi consiglio, molto più rapidamente, di assaggiarlo…

Ma il vino del quale vorrei parlarvi in dettaglio e che più mi ha colpito per potenza ed armonia è sicuramente è l’ IGT Abruzzo “Clematis” 2001 da uve Montepulciano d’Abruzzo in purezza di Ciccio Zaccagnini: vabbè, non scoprirò l’acqua calda, però questo passito lo avevo già assaggiato al Vinitaly 2006 e subito avevo intuito l’unicità di questo prodotto, frutto di una ricerca appassionata dell’Azienda Zaccagnini, e della consulenza dell’Enologo Concezio Marulli, forte delle performance degli altri due passiti aziendali: i Plaisir Bianco e Rosso.

Rosso rubino austero, cupo, al naso è un frutto rosso nel pieno della maturazione, succulento, invitante, che si schiude su note eleganti di cioccolato bianco. In bocca ciò che colpisce è il perfetto equilibrio che poi si ritrova in retrolfattiva, a suggellare un’armonia perfetta.

E siccome Andrea Gori questa volta ci richiede la scheda AIS, snocciolo un bel 93/100 !

Bene, individuato il vino, cosa abbiniamo?

Domenica 21 ad Argenta si è svolta la manifestazione SopratutttoVino, quest’anno alla VI Edizione; nel mercatino che fa da corona all’evento c’era anche lo stand della Cooperativa Sociale “La Pieve” di Ravenna, che da alcune edizione offre ai visitatori uno dei dolci più tipici del territorio argentano: lo “Sblun” in ferrarese, “Sblon” in argentano.

Si tratta di un raviolo lungo una decina di centimetri circa, cotto su una piastra e lasciato in ammollo nella famosa “Saba”, che noi produciamo e della quale abbiamo parlato qui.

Per i più curiosi, e per racimolare “punti bonus” nella rubrica “Vino dei Blogger #11”, ecco la ricetta tratta dal sito del Comune di Argenta, che si è adoperato meritoriamente nella ricerca delle ricette locali:

http://www.comune.argenta.fe.it/territorio/ricette.aspx

http://www.comune.argenta.fe.it/territorio/ricette/dolciP.aspx#7

Ingredienti

farina di castagne, castagne secche, fichi, marmellata, mostarda, farina, acqua, 1 bustina di lievito

Preparazione

Preparare la pasta con farina,lievito ed acqua; tirarla e tagliarla a rettangoli grandi. Nel frattempo, mescolare in una terrina marmellata, mostarda, farina di castagne fichi tritati e castagne secche lessate. Mettere nei rettangoli l'impasto e metterli a cuocere sulla graticola; appena cotti, lasciarli macerare nella saba o nell'acqua di miele.

Preciso che la ricetta può subire piccole varianti da famiglia a famiglia, per questo sarebbe molto bello se questo dolce così tipico potesse diventare il portabandiera del nostro territorio, e quindi assumesse una ricetta codificata definitiva…

Ed ecco la scheda AIS dell’abbinamento:

E dopo un abbinamento di tale portata, in questo paradiso glicemico, il mio sonno sprofonda e s’abbandona…

venerdì 19 ottobre 2007

Un chicco di caffè racconta...

Torna l'amico Alberto Trabatti con la sua sempre interessante rubrica che ci parla del viaggio del caffè dalla piantagione alla tazzina...
Buona lettura!


Una lunga latitanza dovuta ad impegni di lavoro, e non solo, mi ha fatto perdere un po’ la vena dello scrittore, ma non appena si ripresenta un attimo, continuo il percorso con Voi alla scoperta del Caffè e del suo meraviglioso mondo.

Tra l’altro, in questi mesi d’assenza, le soddisfazioni non mi sono mancate: dalla riconferma dei Tre Chicchi sulla Guida dei Bar d’Italia del Gambero Rosso per il 2008, all’inserimento sulla monografia dell’Emilia Romagna de “l’Italia del Gambero Rosso”, edito dal Sole 24 Ore, alla partecipazione a “Squisito!” a S. Patrignano, che mi ha fatto conoscere personaggi importanti del mondo dell’enogastronomia… Non mi posso lamentare, ma solo continuare così!

Nell’ultima puntata si parlava non solo delle varie modalità di tostatura, ma anche del suo grado d’intensità, che varia secondo la latitudine del paese in cui viene effettuata.

Vi sono spesso motivazioni legate al tipo di preparazione del Caffè che lo determinano.

Partiamo dal nord del mondo: citiamo la Finlandia, per esempio, il maggior Paese consumatore di Caffè procapite, uniamoci gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna.

Anche se si sta arrivando ad un maggiore interesse per l’espresso, con appassionati in vena di sperimentazioni e ricerca sulle macchine e sulle materie prime, il metodo di maggior consumo utilizzato è quello per percolazione, o all’”americana”. Il Caffè in polvere, macinato più grosso che per la moka, s’inserisce in filtri conici di carta (alcune macchine ce l’hanno in materiale plastico riutilizzabile), su cui una caldaia fa precipitare sulla polvere stessa l’acqua in ebollizione tramite un condotto.

Non vi è pressione, in questo tipo di estrazione, ma solo la forza di gravità che compie l’estrazione della “bevanda”. Ho qualche difficoltà a chiamarlo Caffè, data la sua natura molto diversa, almeno in termini di volume, con l’espresso, ed anche per la sua totale mancanza di crema. Per questo tipo di estrazione si utilizzano Caffè tostati in modo chiaro, per mantenere una certa acidulità e quindi permettere a chi lo beve di sentire “qualcosa” in bocca. L’alto volume di acqua, poi, la stempera un po’, così il gioco è fatto, e si esce da Starbucks col beverone in plastica da mezzo litro. No, proprio non mi piace…

Per l’espresso italiano, invece, la tostatura è del colore “a tonaca di frate”, come già detto nella puntata scorsa. E’ quella che permette la miglior estrazione degli olii e delle parti aromatiche dal Caffè, quando preparato a modo.

Per la moka vale la stessa tostatura, perché usare un Caffè troppo scuro significa avere un risultato in tazzina fortissimo, a volte imbevibile. Va considerato anche il fatto che, mentre la corretta temperatura d’estrazione dell’espresso è di 88° C + o – 2°C, nella moka il Caffè viene formato in seguito alla bollitura dell’acqua, che è a 100°C. La differenza è immginabile…

Anche la napoletana è simile all’americana, ma qui il volume è ridotto rispetto a questo sistema, pertanto si possono utilizzare Caffè aromatici senza tema di rovinarli, e si riesce a gustare molto meglio il risultato.

Una parentesi sul Caffè alla napoletana… bisogna distinguere tra questo metodo appena accennato, quello caro ad Edoardo, per intenderci, ed il Caffè alla napoletana che trovi nei bar di Napoli e dintorni. Probabilmente il sistema domestico riesce a far percepire meglio l’essenza del Caffè, mentre qui cambia un attimo la musica: si utilizzano prevalentemente Caffè di Robusta, tostati molto, quindi forti ed amari (tanto che spesso il Caffè viene zuccherato prima di essere servito al cliente), solitamente molto ristretti, ed in tazzine a dir poco incandescenti. C’è chi le tiene in una vaschetta a mollo nell’acqua bollente.

Non mi sento di giudicare questo sistema buono o cattivo, certo che si tratta di un altro pianeta. E comunque, come tecnico, non posso accettare le tazzine bollenti in nessun metodo per l’estrazione. La temperatura di servizio di queste dovrebbe essere al massimo di 50°C. Altrimenti, oltre a provocare ustioni alle labbra ed alle dita, si rovina anche la parte aromatica dell’espresso.

Scendendo ancora, arriviamo al Caffè alla turca, ed ai riti di preparazione (sì, li chiamo riti, dopo una certa latitudine, ancora oggi sono cerimonie quotidiane importantissime, soprattutto nel Corno d’Africa) del Caffè. Se il Tè è la nostra bevanda “lenta” per eccellenza, qui cambia tutto, ed il Caffè le ruba a buon diritto il posto.

Il Caffè viene tostato al momento, macinato, fatto bollire, zuccherato, tre volte nell’ibrik (pentolino di rame con un piccolo manico) se è alla turca, oppure preparato nella jebena, caffettiera etiopica di terracotta, e servito dalle donne, generalmente, all’ospite, unito a piccoli dolci.

In questi metodi di preparazione il colore del Caffè tostato è più scuro, perché fatto all’istante in padelle o recipienti generalmente di metallo, però, unendo talora anche spezie (cardamomo di prevalenza) alla bevanda in preparazione, l’aroma ne è ovviamente condizionato in maniera sensibile.

Ho comprato un bellissimo libro sulle origini del Caffè, “Coffee Roots”, edito da Gribaudo, che tratta proprio dei Paesi in cui si sviluppò il primigenio rito del Caffè.

Se qualcun altro vorrà spendere 35 euro, gli assicuro che è un piccolo investimento in cultura…

La prossima volta mi sa che ci faremo gli auguri di Natale, ma sappiate che sarò presente, come l’anno scorso, a Giovinbacco in festa, a Ravenna, dal 10 all’11 novembre, all’Almagià. Per ogni informazione visitate il sito www.giovinbacco.it

Ciao!

mercoledì 17 ottobre 2007

A… come ALSAZIA


Ferrara incontra l’Alsazia

Un prestigioso assaggio di vini Alsaziani e formaggi Francesi

Venerdì 30 Novembre ore 20.30

Alsazia terra di grandi vini aromatici, ricchi di morbidezza ed espressioni veramente suadenti sia all’olfatto che al gusto.

La serata sarà guidata dal Sommelier Professionista Sig. Roberto Gardini

Sarà proposta una selezione di 5 grandi prodotti della Maison HUGEL & Fils abbinati a formaggi francesi.


v SYLVANER 2005

v RIESLING Jubilée 2003

v TOCAI PINOT GRIS 1997

v GEWURZTRAMINER Jubilée 2003

v RIESLING VENDEMMIA TARDIVA 1981

L’evento si terrà presso Hotel Lucrezia Borgia Via Bodoni 34 Ferrara

Costo della degustazione: Euro 40,00

Per informazioni rivolgersi a: Caterina (3388367517), Beatrice (3358065370), Germano (3335822081)

Iscrizioni entro il 21 Novembre , fino al limite del numero massimo di 50 partecipanti.

Pagamento anticipato – Ritiro del coupon c/o Hotel Lucrezia Borgia, nei giorni 22/10 – 29/10 – 05/11– 12/11– 20/11 dalle 20.00 alle 22.30 in occasione dei corsi AIS

martedì 16 ottobre 2007

"Surliè!", la tradizione che si rinnova...


Mario Soldati, famoso scrittore e regista, nel suo celebre “Vino al Vino” asseriva che esistono due tipologie di produttori di vino: gli “artigiani” e gli “industriali”.

Non credo vi siano dubbi sul fatto che il mercato di oggi sia in mano agli industriali, ma la suddivisione mi sembrava un po’ troppo categorica… e infatti, continuando a peregrinare per l’Italia, Soldati conobbe altre realtà, arrivando a definire anche gli “artigiani piccoli industriali”, vale a dire coloro che per tradizione famigliare continuavano a produrre vino, apportando quegli accorgimenti tecnologici e scientifici che permettono di avere prodotti stabili dal punto di vista soprattutto microbiologico, e qualitativamente irreprensibili.

Per fortuna l’Italia è ancora piena di “artigiani piccoli industriali”, ed è grazie a loro che la nostra enologia è riuscita a risollevarsi dallo “scandalo metanolo” del 1986.

Ed è sempre grazie a loro che la comunicazione del vino è diventata sempre più capillare e di tendenza, tanto da rendere stridente la contrapposizione fra prodotti “artigianali” e “industriali”: il consumatore “consapevole”, che per gli stili di vita imperanti ha comunque perso il contatto con la l’atto primario della produzione agricola dell’uva, cerca sempre più la “naturalezza” del prodotto, intesa (e qui spesso nascono dei fraintendimenti) come un processo che dalla vigna alla bottiglia miri ad intervenire in modo molto limitato durante la varie fasi di lavorazione.

A mio avviso la parola “naturalezza” nel vino è sinonimo di “integrità”: né aggiungere, né togliere, osservare e aspettare. È un percorso difficoltoso, che richiede naturalmente molte vendemmie per essere affinato, ma ritengo sarà quello che nel tempo riuscirà a resistere all’omologazione…

Il preambolo serve a raccontarvi che cos’era il Fortana dal dopoguerra agli anni ’80; uso per questo le parole di Luigi Veronelli:

Panorama, agosto 1972
Da bere appena nato

Non conosci lo straordinario vino del Bosco Eliceo?

Di colore rosso porporino, di pieno ed intenso odore vinoso ma fresco e pulito, di sapore asciutto con netta vena acidula, allegro e sano, è prodotto con uva d'oro (che è nera) e lo bevi dai tanti contadini che hanno vigna tra la strada Romea e il mare Adriatico, dalla destra del Po di Goro al tristo Lido delle Nazioni. Luoghi elettivi: frazione Bosco in comune di Mesola e Pomposa di Codigoro. Lo bevi anche in Ariano Polesine al ristorante i Due Leoni. I proprietari, Edgardo e Renzo Sandoli, ne sono infatti appassionati cultori. Dopo anni di attente osservazioni hanno stabilito che il vino migliore, si fa più prestante e sicuro o con l'aggiunta di barbera e di zakè (un'uva dei luoghi dagli acini piccoli ma carichi di colore), o con l'aggiunta di merlot e di zakè.

Più vispo con la generosa iniezione di barbera (il tipo locale, molto chiara), più completo con merlot, è, sia in un caso, sia nell'altro, vino che vuol essere imbottigliato col primo plenilunio di primavera e bevuto quanto più giovane: lo si comincia in estate, non deve giungere all'estate successiva. Non ha confronti su due diversissimi cibi: con le anguille, qualsiasi sia la loro cottura, e con la salama da sugo.

Allora si raccoglieva il Fortana a inizio novembre ( quest’anno abbiamo terminato verso il 20 di settembre, che ci siano veramente stati dei cambiamenti climatici???), non si usavano lieviti selezionati, le temperature erano basse, e la fermentazione naturalmente non era mai completa, lasciando il vino amabile, e questo non era considerato un difetto, anzi…

I vini erano leggeri, deboli di corpo, e quindi venivano imbottigliati a fine inverno: ne conseguiva che con l’inizio di primavera i lieviti riprendevano la loro attività, portando a termine la fermentazione interrotta in precedenza. Nasceva così un vino rifermentato in bottiglia e servito tal quale, come una birra weizen, con i propri lieviti sul fondo.

Per il nostro consumo abbiamo sempre mantenuta viva questa tradizione, ottenendo un vino molto godibile d’estate, che con i mesi si affinava, “vivendo” per oltre due anni.

La nostra lavorazione è molto semplice: selezioniamo le uve dai grappoli spargoli (la vera Uva d’Oro di Comacchio!), facciamo la fermentazione primaria sulle vinacce con i lieviti indigeni, non particolarmente vigorosi, ottenendo così un vino amabile.

A fine febbraio imbottigliamo aggiungendo questa volta lieviti selezionati per essere sicuri che la rifermentazione parta senza stenti, e tappiamo con tappo corona e bidul come se fosse un metodo classico.

Dopo 6 mesi iniziamo ad assaggiare: naturalmente l’autolisi dei lieviti è un processo molto lungo, (altrimenti non si affinerebbero gli spumanti per anni e anni…) anche perché questa biomassa fermentante, trovandosi in ambiente riducente, per forza di cose produce composti solforati…

Spetta quindi alla feccia fine riassorbire nel tempo questi composti, come molti studi hanno già dimostrato.

Si ottiene quindi un Fortana frizzante molto diverso da quello charmat, la cui rifermentazione dura in media soltanto un mese o anche meno…

Il Fortana rifermentato in bottiglia è un vino gioviale, per i più raffinati consiglio la decantazione, ma se vinciamo la ritrosia impostaci dai media che vogliono solo vini cristallini, possiamo gustarlo fino in fondo alla bottiglia pagando come scotto nel bicchiere un lieve intorbidimento.

Dato che nella mission della nostra Azienda c’è la salvaguardia delle tradizioni del territorio ferrarese (un altro nostro prodotto in tal senso è la Saba), abbiamo pensato di porre sul mercato anche questo Fortana, chiamandolo “Surliè!”, contrazione un po’ “irriverente” dal francese che sta per “sui lieviti”.

Per la facilità di beva di questo vino, a breve inizieremo a presentarlo nei wine bar durante gli aperitivi insieme ad un altro prodotto “nuovo” della nostra Provincia, del quale vi parlerò in seguito… Per questo continuate a seguirci in questa avventura per sapere dove e quando assaggiare “Surliè!”.


giovedì 11 ottobre 2007

Dolce Vi

Posto con piacere il comunicato stampa della manifestazione “Dolce Vi”, coordinata da Bruno Donati.

Un consiglio: non lasciatevi scappare il grande Recioto di Laura alias Val!

Qui troverete le foto dell’appassimento in casa Balestri Valda: www.nellabottepiccola.blogspot.com

Conto alla rovescia per Dolce Vi, la manifestazione italiana dedicata

al bere assolutamente dolce

20 e 21 Ottobre dalle 10.00 alle 20.00

Villa “La Favorita

Monticello di Fara – Sarego (Vicenza)

Oltre 250 vini, più di 170 aziende dell’alta enologia internazionale, per un totale di 2500 bottiglie, si daranno appuntamento il 20 e il 21 ottobre a Villa Da Porto “La Favorita” a Monticello di Fara a Sarego, nel vicentino, per Dolce VI, un appuntamento di alta enologia, dove saranno messi in assaggio i migliori vini dolci d’Italia e non solo. Si tratta di un week end, nell’incantevole autunno veneto, durante il quale sarà possibile per il pubblico fare assaggi rarissimi, partecipare ad incontri di approfondimento e a degustazioni guidate.

Sono state coinvolte 14 regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Un fornito parterre di vini che, prezzo da enoteca, raggiunge il valore di 60mila euro. Sempre in tema di valore il prezzo medio dei vini dolci e passiti presenti nelle sale delle degustazioni è di 25 euro la bottiglia. Le porte di Villa La Favorita apriranno sabato e domenica alle ore 10.00 e chiuderanno alle 20.00. Il costo del biglietto per il pubblico è di 15 euro.

L’ingresso al pubblico è gratuito entro le ore 12.00 di entrambe le giornate.

L’evento è stato voluto dal Consorzio di Tutela Vini Arcole Doc, il Consorzio di Tutela Vini Doc Breganze, il Consorzio di Tutela Vini Doc Colli Berici, il Consorzio Tutela Vini Lessini Durello, il Consorzio Tutela Vini Doc Gambellara, il Consorzio Tutela Vini Vicenza Doc, il Consorzio Tutela Vini Vicentini Doc, e vede impegnati nella sua realizzazione la Provincia di Vicenza, Vicenza Qualità, la Camera di Commercio di Vicenza e la Banca Popolare di Vicenza.

Collaborano inoltre a Dolce Vi l’Associazione Italiana Sommelier Veneto, la Strada del Vino Arcole Doc, la Strada del Vino Torcolato Breganze, la Strada del Vino dei Colli Berici, la Strada del Vino Lessini Durello, la Strada del vino del Recioto di Gambellara, insieme agli sponsor Vivai Cooperativi Rauscedo, Vason Group, Fabbrica Botti Gamba, Mandorlato e Pasticceria Cestaro, Colombini, Sordato, ViVetro, Emmebi.

Nella seducente cornice di Villa Da Porto “La Favorita” faranno gli onori di casa vini di produzione vicentina come l’Arcole, il Breganze, il Colli Berici, il Gambellara, il Durello, il Vicenza. Non mancheranno poi in assaggio altre perle dell’enologia, in alcuni casi bottiglie a tiratura minima, vere e proprie rarità: dagli icewines piemontesi di Cascina Baricchi, al costosissimo Moscato di Scanzo, dal Passito di Refrontolo, al Greco Bianco Calabrese, dal raro Moscato di Trani al Moscato di Noto, entrambi salvati dall’estinzione. Di dolce in dolce sarà poi la volta delle nuove generazioni del Picolit e dell’Aleatico dell’Elba.

Si tratta di vini selezionatissimi, grandi capolavori di perfezione e di equilibrio.

Il programma delle due giornate prevede convegni al mattino e degustazioni il pomeriggio.

Sabato mattina alle 10.30 a Villa La Favorita nel corso del convegno “E’ pieno boom di vini dolci. Come si è certi della qualità?” parleranno Giancarlo Prevarin, Presidente Assoenologi Italiani, Vincent Bouchard, Helga Gal, Donald Ziraldo, Fausto Maculan, Giancarlo Cavazza, Alberto Coffele, Gaspare Buscemi, Mario Pojer, Maria Cristina Geminiani, Barbara Tamburini, Silvia Scaglione, Josè Rallo.

Alle 14.00 inizieranno le degustazioni aperte al pubblico.

Domenica mattina alle 10.30 a Villa La Favorita in occasione del convegno “270 vini dolci pronti da gustare. Come li abbiniamo?” parleranno invece Franco Giacosa, enologo di casa Zonin; Adua Villa, sommelier de “La prova del cuoco”; Pierluigi Portinari, del ristorante La Peca; Sergio Dondoli, mastro gelataio di San Giminiano. Modererà l’incontro Francesco d’Agostino, vice direttore di Cucina & Vini e curatore della guida annuale Bere Dolce.

A tavola con gli Estensi: il vino


Anche per quanto riguarda il consumo di vino, appare sempre molto netta la distinzione tra il consumo della corte e quello del popolo. È ancora una volta il Messisbugo nella parte introduttiva del suo trattato a venirci in aiuto: egli infatti elenca i vini consumati in enormi quantità durante i banchetti del Duca, i quali provenivano da tutte le zone d’Italia! I commensali potevano quindi scegliere i prodotti di loro gradimento, sia personale che per accompagnare le portate: questa abbondanza di fatto anticipa il concetto di abbinamento cibo-vino, che se pur non palesemente espresso, è prerogativa di un’ampia disponibilità di vivande. Ben diverso era il consumo nelle campagne, legato ad un’alimentazione di puro sostentamento; per fare un esempio delle endemiche carestie, basti ricordare le cronache dell’epoca che riportano come persino i vinaccioli dell’uva venissero utilizzati come ingredienti per il pane…

Non possiamo fare a meno di citare la leggenda che fornirebbe il nome al vitigno autoctono della nostra provincia, il Fortana, che localmente viene chiamato Uva d’Oro. Si narra che Renata di Francia, sposa nel 1528 di Ercole II d’Este, portasse a Ferrara con sé in dote alcune piante di uva rossa, presumibilmente dalla Cote d’Or, zona della Borgogna dalla quale il nostro vitigno trarrebbe il nome. Più che a questa interpretazione, siamo più orientati a credere ad una versione popolare, legata al fatto che in plaghe così desolate, anche quest’uva dai grappoli generosi fosse una fonte alimentare di non trascurabile importanza…

mercoledì 10 ottobre 2007

Wine Gallery: vendemmia 2007


Ecco un'anticipazione dello "slide show" della nostra vendemmia da poco conclusa, che potete trovare su Vinix al seguente link:

http://www.vinix.it/gallery/slide.php?ID=326

Buona visione!

martedì 9 ottobre 2007

Vino, comunicazione e... il Barbacarlo!



Menotti, un nostro eclettico cliente di Broni, più volte mi ha elogiato il Barbacarlo, vino rosso prodotto nell’omonimo cru di Lino Maga nell’Oltrepò Pavese.
Incuriosito dal suo pittoresco racconto, ho cercato di documentarmi in merito trovando questo documento nella guida “I Vini di Veronelli” del 2004 a pagina 203, al quale affido la descrizione del vino, ed il relativo commento di Paolo Massobrio.



La scorsa settimana, nell’ambito del gemellaggio fra il Comune di Ferrara e quello di Broni, sono stato invitato ad un’iniziativa del Consorzio di Tutela dell’Oltrepò Pavese, niente di meno che una degustazione verticale di Barbacarlo! Annate assaggiate: 2003, 2004, 2006 e 1998.
Questa la sequenza per le caratteristiche dei vini, e quindi delle annate climatiche che li hanno generati, tant’è che ogni bottiglia presenta un collarino nel quale Lino Maga descrive le peculiarità del millesimo.
Capite che non potevo esimermi dal partecipare, ed ecco qui la testimonianza (scusate la foto ma è stata scattata di straforo con il cellulare):



A presentare la degustazione Carlo Alberto Panont, Direttore del Consorzio, insieme al figlio di Lino Maga, Giuseppe.
“Il Barbacarlo è una spremuta d’uva e niente più”, ha sottolineato Giuseppe Maga, per sua ammissione più avvezzo alle pratiche di cantine che alle presentazioni in pubblico: niente lieviti selezionati, botti in rovere da 15 ettolitri vecchie di 50 anni e “pulite” solo con vino, niente collaggi, niente filtrazione, utilizzo di tappi vergini.
Sì, perché oggi il Barbacarlo (circa 8.000 bottiglie prodotte all’anno, più le vecchie annate) si vende a 15 Euro la bottiglia franco cantina, e molte annate sono già terminate.
Allora mi sono chiesto: come è possibile che un vino di questo tipo possa avere un tale successo, al punto che un Consorzio (il terzo italiano per superficie rivendicata) gli affidi in tale circostanza la propria comunicazione?
Perché alla fine dietro il vino c’è un uomo e un territorio, che se vengono raccontati bene possono creare legami indissolubili, ma soprattutto identificativi, ed è questo che la gente e il mercato cercano, in maniera conscia o indiretta; valori certi che si possano confermare nel tempo.
Non solo: Giuseppe mi ha raccontato che la fortuna del Barbacarlo in buona misura è nata grazie ai racconti di Veronelli e Brera, che spesso passavano a trovarli da quelle parti.
Oggi si parla di media e internet, ma alla fine, e il Barbacarlo ne è una testimonianza, è la faccia di chi lo racconta a fare la differenza, non il mezzo, anzi; bisogno stare attenti a non svilirsi, a non cavalcare l’onda a tutti i costi, e questo lo dico anche per allacciarmi a un recente post del bravo Aristide.
Detto questo, che dire del Barbacarlo? Un vino enormemente diverso da annata ad annata, che quindi rispetta la materia prima. Leggera spuma evanescente dovuta alle rifermentazioni in bottiglia, piccoli, lievi difetti di riduzione per l’annata 2004, poi però escono profumi netti che ricordano il mallo di noce e la china. Il 2006 è sicuramente il più interessante e corretto, con sentori che ricordano la prugna secca e le spezie dolci; il ’98 avrebbe richiesto un “rinvenimento” più lungo, presentando tra l’altro sentori bret, alcolicità sempre importanti e sopra il 14%, però credo che ottenere un prodotto così franco senza alcun apporto di tecnologia, non sia cosa banale, aldilà del modo che ciascun produttore ha di intendere il vino, e questo è stato sottolineato in modo molto corretto dal Direttore del Consorzio.

In tempi così aleatori, la credibilità è il valore da portare avanti, indipendentemente dalle mode e dagli stili produttivi: questo è il messaggio che mi ha dato il Barbacarlo!

giovedì 4 ottobre 2007

Vino e... zucca ferrarese


Zucca "violina" delle Valli del Mezzano: a questa pregiata zucca il Comune di Ostellato dedica un interessante evento; per informazioni potete consultare il sito www.verdedelta.com


La zucca appartiene alla famiglia delle cucurbitacee, come l’anguria, ed è un frutto arrivato dalle Americhe grazie ai viaggi del XVI secolo.
Innumerevoli sono le specie coltivate, alcune commestibili, altre allevate a scopo ornamentale; le specie più presenti in Italia sono la Maxima e la Moscata, i cui frutti vengono a maturazione in autunno ed inverno; sotto la spessa buccia, la polpa si presenta di un vivo giallo-arancio, e viene utilizzata in cucina previa cottura.
Per crescere richiede terreni fertili, ricchi di sostanza organica, come i terreni bonificati del ferrarese, dove la varietà più rappresentativa è la cosiddetta “violina”, con la quale si prepara il ripieno (insieme a parmigiano reggiano e diverse spezie) dei famosi cappellacci di zucca ferraresi da sempre in “gioiosa lotta” con i cugini mantovani, i quali si differenziano per la presenza di amaretti nel ripieno. Occorre inoltre ricordare che anche i fiori ed i semi vengono utilizzati in diversi modi in cucina.
Ma passiamo all’abbinamento con una considerazione preliminare legata alla composizione che è in gran parte costituita da acqua (circa l’80 %), quindi grassi (circa 9%), carboidrati (circa 8%)e proteine (circa 3%) per un apporto calorico di appena 10 Kcal per 100 grammi di prodotto edibile.
Ciò suggerisce che la zucca piuttosto che essere consumata in quanto tale si presta come ingrediente di una preparazione, tra l’altro un ingrediente versatile visto il suo contenuto in zuccheri semplici inferiore a quello degli altri frutti. La possiamo ritrovare quindi ne pane alla zucca, di un risotto, in un secondo accompagnata ad altre verdure, ed anche nella preparazione di un dolce.
Tornando in modo più specifico ai cappellacci alla ferrarese, nella loro versione burro e salvia, potremmo pensare per l’abbinamento ad un vino bianco di medio corpo, dai profumi delicati, sapido per contrastare la tendenza dolce della preparazione, ma dotato di buona morbidezza… ampia quindi la scelta che in un ipotetico crescendo può prevedere: un Sauvignon del Bosco Eliceo DOC, un Tocai del Collio DOC, un Vermentino di Sardegna DOC, un Verdicchio di Matelica DOC, o un Soave Superiore DOC.
Ad ogni modo si richiede un vino bianco maturo, come lo stesso colore della zucca ci suggerisce…

martedì 2 ottobre 2007

Wine Gallery: "Dietro il Bicchiere"


Il nostro Cine Foto Club “Immagini” di Argenta ha partecipato in massa all’edizione 2006 del Concorso Scattidivini, che, grazie all’enorme successo di adesioni, sta realizzando diverse mostre in Italia e non solo. Uno dei prossimi appuntamenti sarà il Montecarlo Wine Festival, prima edizione di un evento molto interessante e articolato, che si svolgerà nel febbraio 2008 (il link è anche presente nella colonna dei Siti Amici).
La foto selezionata per l’homepage del sito del Festival è “Dietro il bicchiere” di Ivan Zappaterra, eclettico curatore del blog: http://www.blogotomia.tk/