
Un omaggio alla vendemmia da poco conclusa: una bellissima foto della mia nipotina Martina scattata dal fotografo professionista Max Salani di Argenta, che saluto e ringrazio per la disponibilità.
Info: www.maxsalani-photo.com

Un omaggio alla vendemmia da poco conclusa: una bellissima foto della mia nipotina Martina scattata dal fotografo professionista Max Salani di Argenta, che saluto e ringrazio per la disponibilità.
Info: www.maxsalani-photo.com
Durante tutto il 2006, anno ufficiale delle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita di Mario Soldati, una sessantina fra convegni, mostre e rassegne (con i relativi eventi, per un totale di diverse centinaia di appuntamenti) hanno reso omaggio alla versatile personalità artistica di questa figura fondamentale del ‘900. E sulla scia dell’interesse suscitato presso enti, istituzioni, critici, editori e lettori, si sta assistendo ora a una sorta di ‘onda lunga’ dell’anno soldatiano: così, anche negli ultimi mesi del 2007 e nel 2008 si succederanno iniziative di indubbio spessore, sempre sotto l’egida del Comitato Nazionale per le Celebrazioni 1906-2006.
La mostra al Golf Club Le Fonti di Castel San Pietro Terme
Il prossimo appuntamento dedicato a Mario Soldati si svolge all’interno di un originale trinomio cultura, gastronomia e sport: si tratta della mostra “Lo charme di una disarmante quotidianità”, che si terrà a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, dal 15 al 27 ottobre 2007 presso il Golf Club Le Fonti nell’ambito del programma collaterale del torneo internazionale femminile di golf Qualifying School di accesso al circuito professionistico del Ladies European Tour.
L’esposizione è incentrata sul Soldati intimo e raccoglie diverse immagini che lo ritraggono in momenti felici della sua vita. Il progetto fotografico-letterario è stato curato dal fotografo Mario Rebeschini e da Marina Zappi, responsabile dell’Area Cultura del Comune di Ostellato (FE), comune che nella primavera
Nella sede di Castel San Pietro Terme il percorso espositivo sarà accompagnato anche dal fotovideo “Ritratto di Mario Soldati”, realizzato da
Un spazio speciale avranno poi 12 pannelli fotografici sul territorio emiliano romagnolo (una sorta di piccola e preziosa ‘mostra nella mostra’): sono scatti realizzati da Volfango Soldati negli anni in cui accompagnava il padre nei suoi reportage e ora allestiti dalla Minerva Eventi. Tali immagini sono una preview al libro di prossima pubblicazione per Minerva Editore:“Viaggio in Emilia Romagna”, antologia soldatiana sulle pagine che l’autore ha ‘dedicato’ a questa regione (il volume sarà poi presentato ufficialmente il 16 novembre 2007 presso il Museo della Civiltà Contadina di San Marino di Bentivoglio (BO) nella sede di Villa Smeraldi).
Alla cena di gala della serata inaugurale del 15 ottobre, sempre presso il Golf Club Le Fonti, interverrà Volfango Soldati, figlio di Mario, attualmente chef nel suo originale ristorante L’Angiolino di San Giorgio di Piano (BO) e autore del libro “Cuore di Cuoco”. Volfango, oltre a essere ospite d’onore, sarà l’ideatore del menù.
Il 16 novembre 2007, alle ore 18.30, sarà presentato presso il Museo della Civiltà Contadina di San Marino di Bentivoglio (BO), nella sede di Villa Smeraldi, l’antologia di scritti “Viaggio in Emilia Romagna”: un libro che raccoglie le pagine soldatiane (racconti, inchieste, notes, ritratti) dedicate alla regione. L’opera è pubblicata dalla casa editrice Minerva ed è a cura di Anna Cardini Soldati (nuora di Mario e moglie di Volfango): “Soldati l’Emilia-Romagna l’attraversa e ci sosta nei suoi mille viaggi per l’Italia. La regione orizzontale che prende il nome da una via e che ha come confine naturale il Po, non poteva non essere amata da Soldati”…, dice Anna Cardini Soldati.
L’antologia, introdotta da Vittorio Emiliani e da un ricordo di Attilio Bertolucci, conterrà diverse foto d’epoca scattate da Volfango Soldati alla fine degli anni ’60 nei luoghi del vino, e le foto attuali scattate da Andrea Samaritani e Paolo Righi ai luoghi emiliani descritti da Soldati nella sua opera.
Sarà affascinante (e forse allarmante) comparare le varie situazioni a distanza di 40 anni! Nel libro ci saranno anche le immagini, tratte da vari archivi, che ritraggono Soldati con gli amici emiliani Bassani, Bertolucci, Zavattini e Longanesi.
Dopo la presentazione del volume, Volfango Soldati proporrà un buffet con due particolari ricette della cucina padana per rievocare in modo filologico l’Emilia-Romagna di Mario Soldati degli anni ‘50 e ‘60 (gli anni dell’esplorazioni dello scrittore di quell’Italia ‘minore’ a lui tanto cara). Il tutto in abbinamento con i vini del territorio, in particolare l’autoctono bianco Pignoletto doc e il rosso Barbera doc del partner ufficiale Consorzio Vini Colli Bolognesi, che organizzerà a sua volta banchi di degustazione e curerà il servizio dei vini.
Quella del 16 novembre sarà dunque una serata letteraria-gastronomica e soprattutto un ricordo di Soldati che proseguirà, sempre nella sede di Villa Smeraldi, con l’esposizione (visitabile fino al 21 dicembre) di fotografie, audiovisivi e oggetti personali tratti dal ricco archivio della famiglia Soldati.
L’evento è realizzato in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Bologna e la Confesercenti di Bologna.
E’ già entrato nel vivo, intanto, il viaggio “Alla ricerca del Grande Fiume”, nato da un’idea di Carlo Petrini, e organizzato dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (ideata da Slow Food). Questa avventura, che terminerà il 20 ottobre 2007, vede un gruppo di 153 studenti in bicicletta ripercorrere quel “Viaggio lungo la Valle del Po, alla ricerca dei cibi genuini”: in 24 tappe lungo l’asse del fiume, il gruppo toccherà i luoghi più significativi che Soldati, seguito dalle telecamere Rai, mostrò agli italiani nel 1957, attraverso le loro tradizioni culturali e gastronomiche. Un modo originale e di notevole valore didattico e culturale per celebrare il cinquantenario di quel tour che ancora oggi costituisce un modello d’indagine sul campo.
INFORMAZIONI:
Comitato per le celebrazioni Mario Soldati, tel. 051.6630619
www.comitatomariosoldati.it; info@mariosoldati.it
Vabbè che sei reduce da un prestigioso concorso (a proposito, complimenti a prescindere…), però se andiamo avanti così, per partecipare al “Vino dei Blogger”, bisognerà in futuro essere almeno laureati!
Scherzo ovviamente!!!
Intrigante questa ricerca del “matrimonio d’amore”… per questo provo a stupirvi con un bel mix di ingredienti con ciò che ho visto e assaggiato tra ieri e oggi.
PS: leggete con attenzione, è un post un po’ complicato…
A Villa
Ma torniamo ai vini; prima nota positiva: erano tutti buoni!
Non posso per questo parlarvi di tutti quelli che ho degustato, mi riservo di segnalare ciò che più mi ha stupito per sentori inconsueti o perché semplicemente non conoscevo: ricorderò l’eleganza del Moscato di Scanzo del Castello di Grumello “Valcalepio DOC Moscato passito 2000”, di un imprevedibile Barbera vendemmia tardiva “Respiro di Vigna” Vdt di Carussin, del perfetto COF DOC Picolit 2005 dell’Azienda Dri “Il Roncat”, dell’ineccepibile Alto Adige DOC Moscato Rosa 2005 “Rosatum” di Colterenzio, e dell’ “umanissimo” Aleatico Puglia Rosso IGT “Gazza Rubina” 2005 dell’Azienda Santa Lucia. Mi hanno inoltre colpito lo stile, non so quanto voluto o più semplicemente rispondente alla tradizione, di due “simil Pedro Ximenez” di ultima concezione, quali il DOC Colli di Conegliano Torchiato di Fregona 2004 di Michele Da Frè, e il Greco di Bianco DOC 2002 di Capo Zefirio.
Che dire poi di un’invenzione bella e buona ad opera di Mario Pojer, che definirei il “Marco Polo” dell’Azienda Pojer & Sandri di Faedo (TN), che da un viaggio in Australia porta a casa una “ricetta” per un vino fortificato, e con alcuni suggerimenti di Vincent Bouchard, produttore giramondo attualmente accasato in Portogallo e anche lui presente al convegno, estrae dal cilindro “Merlino”, un vino a base di mosto di Lagrein 2006 parzialmente fermentato (4% vol.), al quale viene aggiunto un brandy del 1992 grado pieno (74% vol.) a
Ma il vino del quale vorrei parlarvi in dettaglio e che più mi ha colpito per potenza ed armonia è sicuramente è l’ IGT Abruzzo “Clematis” 2001 da uve Montepulciano d’Abruzzo in purezza di Ciccio Zaccagnini: vabbè, non scoprirò l’acqua calda, però questo passito lo avevo già assaggiato al Vinitaly 2006 e subito avevo intuito l’unicità di questo prodotto, frutto di una ricerca appassionata dell’Azienda Zaccagnini, e della consulenza dell’Enologo Concezio Marulli, forte delle performance degli altri due passiti aziendali: i Plaisir Bianco e Rosso.
Rosso rubino austero, cupo, al naso è un frutto rosso nel pieno della maturazione, succulento, invitante, che si schiude su note eleganti di cioccolato bianco. In bocca ciò che colpisce è il perfetto equilibrio che poi si ritrova in retrolfattiva, a suggellare un’armonia perfetta.
E siccome Andrea Gori questa volta ci richiede la scheda AIS, snocciolo un bel 93/100 !
Bene, individuato il vino, cosa abbiniamo?
Domenica 21 ad Argenta si è svolta la manifestazione SopratutttoVino, quest’anno alla VI Edizione; nel mercatino che fa da corona all’evento c’era anche lo stand della Cooperativa Sociale “
Si tratta di un raviolo lungo una decina di centimetri circa, cotto su una piastra e lasciato in ammollo nella famosa “Saba”, che noi produciamo e della quale abbiamo parlato qui.
Per i più curiosi, e per racimolare “punti bonus” nella rubrica “Vino dei Blogger #11”, ecco la ricetta tratta dal sito del Comune di Argenta, che si è adoperato meritoriamente nella ricerca delle ricette locali:
http://www.comune.argenta.fe.it/territorio/ricette.aspx
http://www.comune.argenta.fe.it/territorio/ricette/dolciP.aspx#7
Ingredienti
farina di castagne, castagne secche, fichi, marmellata, mostarda, farina, acqua, 1 bustina di lievito
Preparazione
Preparare la pasta con farina,lievito ed acqua; tirarla e tagliarla a rettangoli grandi. Nel frattempo, mescolare in una terrina marmellata, mostarda, farina di castagne fichi tritati e castagne secche lessate. Mettere nei rettangoli l'impasto e metterli a cuocere sulla graticola; appena cotti, lasciarli macerare nella saba o nell'acqua di miele.
Preciso che la ricetta può subire piccole varianti da famiglia a famiglia, per questo sarebbe molto bello se questo dolce così tipico potesse diventare il portabandiera del nostro territorio, e quindi assumesse una ricetta codificata definitiva…
Ed ecco la scheda AIS dell’abbinamento:
E dopo un abbinamento di tale portata, in questo paradiso glicemico, il mio sonno sprofonda e s’abbandona…
Torna l'amico Alberto Trabatti con la sua sempre interessante rubrica che ci parla del viaggio del caffè dalla piantagione alla tazzina...
Buona lettura!
Una lunga latitanza dovuta ad impegni di lavoro, e non solo, mi ha fatto perdere un po’ la vena dello scrittore, ma non appena si ripresenta un attimo, continuo il percorso con Voi alla scoperta del Caffè e del suo meraviglioso mondo.
Tra l’altro, in questi mesi d’assenza, le soddisfazioni non mi sono mancate: dalla riconferma dei Tre Chicchi sulla Guida dei Bar d’Italia del Gambero Rosso per il 2008, all’inserimento sulla monografia dell’Emilia Romagna de “l’Italia del Gambero Rosso”, edito dal Sole 24 Ore, alla partecipazione a “Squisito!” a S. Patrignano, che mi ha fatto conoscere personaggi importanti del mondo dell’enogastronomia… Non mi posso lamentare, ma solo continuare così!
Nell’ultima puntata si parlava non solo delle varie modalità di tostatura, ma anche del suo grado d’intensità, che varia secondo la latitudine del paese in cui viene effettuata.
Vi sono spesso motivazioni legate al tipo di preparazione del Caffè che lo determinano.
Partiamo dal nord del mondo: citiamo
Anche se si sta arrivando ad un maggiore interesse per l’espresso, con appassionati in vena di sperimentazioni e ricerca sulle macchine e sulle materie prime, il metodo di maggior consumo utilizzato è quello per percolazione, o all’”americana”. Il Caffè in polvere, macinato più grosso che per la moka, s’inserisce in filtri conici di carta (alcune macchine ce l’hanno in materiale plastico riutilizzabile), su cui una caldaia fa precipitare sulla polvere stessa l’acqua in ebollizione tramite un condotto.
Non vi è pressione, in questo tipo di estrazione, ma solo la forza di gravità che compie l’estrazione della “bevanda”. Ho qualche difficoltà a chiamarlo Caffè, data la sua natura molto diversa, almeno in termini di volume, con l’espresso, ed anche per la sua totale mancanza di crema. Per questo tipo di estrazione si utilizzano Caffè tostati in modo chiaro, per mantenere una certa acidulità e quindi permettere a chi lo beve di sentire “qualcosa” in bocca. L’alto volume di acqua, poi, la stempera un po’, così il gioco è fatto, e si esce da Starbucks col beverone in plastica da mezzo litro. No, proprio non mi piace…
Per l’espresso italiano, invece, la tostatura è del colore “a tonaca di frate”, come già detto nella puntata scorsa. E’ quella che permette la miglior estrazione degli olii e delle parti aromatiche dal Caffè, quando preparato a modo.
Per la moka vale la stessa tostatura, perché usare un Caffè troppo scuro significa avere un risultato in tazzina fortissimo, a volte imbevibile. Va considerato anche il fatto che, mentre la corretta temperatura d’estrazione dell’espresso è di 88° C + o –
Anche la napoletana è simile all’americana, ma qui il volume è ridotto rispetto a questo sistema, pertanto si possono utilizzare Caffè aromatici senza tema di rovinarli, e si riesce a gustare molto meglio il risultato.
Una parentesi sul Caffè alla napoletana… bisogna distinguere tra questo metodo appena accennato, quello caro ad Edoardo, per intenderci, ed il Caffè alla napoletana che trovi nei bar di Napoli e dintorni. Probabilmente il sistema domestico riesce a far percepire meglio l’essenza del Caffè, mentre qui cambia un attimo la musica: si utilizzano prevalentemente Caffè di Robusta, tostati molto, quindi forti ed amari (tanto che spesso il Caffè viene zuccherato prima di essere servito al cliente), solitamente molto ristretti, ed in tazzine a dir poco incandescenti. C’è chi le tiene in una vaschetta a mollo nell’acqua bollente.
Non mi sento di giudicare questo sistema buono o cattivo, certo che si tratta di un altro pianeta. E comunque, come tecnico, non posso accettare le tazzine bollenti in nessun metodo per l’estrazione. La temperatura di servizio di queste dovrebbe essere al massimo di
Scendendo ancora, arriviamo al Caffè alla turca, ed ai riti di preparazione (sì, li chiamo riti, dopo una certa latitudine, ancora oggi sono cerimonie quotidiane importantissime, soprattutto nel Corno d’Africa) del Caffè. Se il Tè è la nostra bevanda “lenta” per eccellenza, qui cambia tutto, ed il Caffè le ruba a buon diritto il posto.
Il Caffè viene tostato al momento, macinato, fatto bollire, zuccherato, tre volte nell’ibrik (pentolino di rame con un piccolo manico) se è alla turca, oppure preparato nella jebena, caffettiera etiopica di terracotta, e servito dalle donne, generalmente, all’ospite, unito a piccoli dolci.
In questi metodi di preparazione il colore del Caffè tostato è più scuro, perché fatto all’istante in padelle o recipienti generalmente di metallo, però, unendo talora anche spezie (cardamomo di prevalenza) alla bevanda in preparazione, l’aroma ne è ovviamente condizionato in maniera sensibile.
Ho comprato un bellissimo libro sulle origini del Caffè, “Coffee Roots”, edito da Gribaudo, che tratta proprio dei Paesi in cui si sviluppò il primigenio rito del Caffè.
Se qualcun altro vorrà spendere 35 euro, gli assicuro che è un piccolo investimento in cultura…
La prossima volta mi sa che ci faremo gli auguri di Natale, ma sappiate che sarò presente, come l’anno scorso, a Giovinbacco in festa, a Ravenna, dal 10 all’11 novembre, all’Almagià. Per ogni informazione visitate il sito www.giovinbacco.it
Ciao!
Ferrara incontra l’Alsazia
Un prestigioso assaggio di vini Alsaziani e formaggi Francesi
Alsazia terra di grandi vini aromatici, ricchi di morbidezza ed espressioni veramente suadenti sia all’olfatto che al gusto.
La serata sarà guidata dal Sommelier Professionista Sig. Roberto Gardini
Sarà proposta una selezione di 5 grandi prodotti della Maison HUGEL & Fils abbinati a formaggi francesi.
v SYLVANER 2005
v RIESLING Jubilée 2003
v TOCAI PINOT GRIS 1997
v GEWURZTRAMINER Jubilée 2003
v RIESLING VENDEMMIA TARDIVA 1981
L’evento si terrà presso Hotel Lucrezia Borgia Via Bodoni 34 Ferrara
Iscrizioni entro il 21 Novembre , fino al limite del numero massimo di 50 partecipanti.
Pagamento anticipato – Ritiro del coupon c/o Hotel Lucrezia Borgia, nei giorni 22/10 – 29/10 – 05/11– 12/11– 20/11 dalle 20.00 alle 22.30 in occasione dei corsi AIS

Mario Soldati, famoso scrittore e regista, nel suo celebre “Vino al Vino” asseriva che esistono due tipologie di produttori di vino: gli “artigiani” e gli “industriali”.
Non credo vi siano dubbi sul fatto che il mercato di oggi sia in mano agli industriali, ma la suddivisione mi sembrava un po’ troppo categorica… e infatti, continuando a peregrinare per l’Italia, Soldati conobbe altre realtà, arrivando a definire anche gli “artigiani piccoli industriali”, vale a dire coloro che per tradizione famigliare continuavano a produrre vino, apportando quegli accorgimenti tecnologici e scientifici che permettono di avere prodotti stabili dal punto di vista soprattutto microbiologico, e qualitativamente irreprensibili.
Per fortuna l’Italia è ancora piena di “artigiani piccoli industriali”, ed è grazie a loro che la nostra enologia è riuscita a risollevarsi dallo “scandalo metanolo” del 1986.
Ed è sempre grazie a loro che la comunicazione del vino è diventata sempre più capillare e di tendenza, tanto da rendere stridente la contrapposizione fra prodotti “artigianali” e “industriali”: il consumatore “consapevole”, che per gli stili di vita imperanti ha comunque perso il contatto con la l’atto primario della produzione agricola dell’uva, cerca sempre più la “naturalezza” del prodotto, intesa (e qui spesso nascono dei fraintendimenti) come un processo che dalla vigna alla bottiglia miri ad intervenire in modo molto limitato durante la varie fasi di lavorazione.
A mio avviso la parola “naturalezza” nel vino è sinonimo di “integrità”: né aggiungere, né togliere, osservare e aspettare. È un percorso difficoltoso, che richiede naturalmente molte vendemmie per essere affinato, ma ritengo sarà quello che nel tempo riuscirà a resistere all’omologazione…
Il preambolo serve a raccontarvi che cos’era il Fortana dal dopoguerra agli anni ’80; uso per questo le parole di Luigi Veronelli:
Panorama, agosto 1972
Da bere appena nato
Non conosci lo straordinario vino del Bosco Eliceo?
Di colore rosso porporino, di pieno ed intenso odore vinoso ma fresco e pulito, di sapore asciutto con netta vena acidula, allegro e sano, è prodotto con uva d'oro (che è nera) e lo bevi dai tanti contadini che hanno vigna tra la strada Romea e il mare Adriatico, dalla destra del Po di Goro al tristo Lido delle Nazioni. Luoghi elettivi: frazione Bosco in comune di Mesola e Pomposa di Codigoro. Lo bevi anche in Ariano Polesine al ristorante i Due Leoni. I proprietari, Edgardo e Renzo Sandoli, ne sono infatti appassionati cultori. Dopo anni di attente osservazioni hanno stabilito che il vino migliore, si fa più prestante e sicuro o con l'aggiunta di barbera e di zakè (un'uva dei luoghi dagli acini piccoli ma carichi di colore), o con l'aggiunta di merlot e di zakè.
Più vispo con la generosa iniezione di barbera (il tipo locale, molto chiara), più completo con merlot, è, sia in un caso, sia nell'altro, vino che vuol essere imbottigliato col primo plenilunio di primavera e bevuto quanto più giovane: lo si comincia in estate, non deve giungere all'estate successiva. Non ha confronti su due diversissimi cibi: con le anguille, qualsiasi sia la loro cottura, e con la salama da sugo.
Allora si raccoglieva il Fortana a inizio novembre ( quest’anno abbiamo terminato verso il 20 di settembre, che ci siano veramente stati dei cambiamenti climatici???), non si usavano lieviti selezionati, le temperature erano basse, e la fermentazione naturalmente non era mai completa, lasciando il vino amabile, e questo non era considerato un difetto, anzi…
I vini erano leggeri, deboli di corpo, e quindi venivano imbottigliati a fine inverno: ne conseguiva che con l’inizio di primavera i lieviti riprendevano la loro attività, portando a termine la fermentazione interrotta in precedenza. Nasceva così un vino rifermentato in bottiglia e servito tal quale, come una birra weizen, con i propri lieviti sul fondo.
Per il nostro consumo abbiamo sempre mantenuta viva questa tradizione, ottenendo un vino molto godibile d’estate, che con i mesi si affinava, “vivendo” per oltre due anni.
La nostra lavorazione è molto semplice: selezioniamo le uve dai grappoli spargoli (la vera Uva d’Oro di Comacchio!), facciamo la fermentazione primaria sulle vinacce con i lieviti indigeni, non particolarmente vigorosi, ottenendo così un vino amabile.
A fine febbraio imbottigliamo aggiungendo questa volta lieviti selezionati per essere sicuri che la rifermentazione parta senza stenti, e tappiamo con tappo corona e bidul come se fosse un metodo classico.
Dopo 6 mesi iniziamo ad assaggiare: naturalmente l’autolisi dei lieviti è un processo molto lungo, (altrimenti non si affinerebbero gli spumanti per anni e anni…) anche perché questa biomassa fermentante, trovandosi in ambiente riducente, per forza di cose produce composti solforati…
Spetta quindi alla feccia fine riassorbire nel tempo questi composti, come molti studi hanno già dimostrato.
Si ottiene quindi un Fortana frizzante molto diverso da quello charmat, la cui rifermentazione dura in media soltanto un mese o anche meno…
Il Fortana rifermentato in bottiglia è un vino gioviale, per i più raffinati consiglio la decantazione, ma se vinciamo la ritrosia impostaci dai media che vogliono solo vini cristallini, possiamo gustarlo fino in fondo alla bottiglia pagando come scotto nel bicchiere un lieve intorbidimento.
Dato che nella mission della nostra Azienda c’è la salvaguardia delle tradizioni del territorio ferrarese (un altro nostro prodotto in tal senso è la “Saba”), abbiamo pensato di porre sul mercato anche questo Fortana, chiamandolo “Surliè!”, contrazione un po’ “irriverente” dal francese che sta per “sui lieviti”.
Per la facilità di beva di questo vino, a breve inizieremo a presentarlo nei wine bar durante gli aperitivi insieme ad un altro prodotto “nuovo” della nostra Provincia, del quale vi parlerò in seguito… Per questo continuate a seguirci in questa avventura per sapere dove e quando assaggiare “Surliè!”.
Posto con piacere il comunicato stampa della manifestazione “Dolce Vi”, coordinata da Bruno Donati.
Un consiglio: non lasciatevi scappare il grande Recioto di Laura alias Val!
Qui troverete le foto dell’appassimento in casa Balestri Valda: www.nellabottepiccola.blogspot.com
al bere assolutamente dolce
20 e 21 Ottobre dalle 10.00 alle 20.00
Villa “
Monticello di Fara – Sarego (Vicenza)
Sono state coinvolte 14 regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Un fornito parterre di vini che, prezzo da enoteca, raggiunge il valore di 60mila euro. Sempre in tema di valore il prezzo medio dei vini dolci e passiti presenti nelle sale delle degustazioni è di 25 euro la bottiglia. Le porte di Villa
L’ingresso al pubblico è gratuito entro le ore 12.00 di entrambe le giornate.
L’evento è stato voluto dal Consorzio di Tutela Vini Arcole Doc, il Consorzio di Tutela Vini Doc Breganze, il Consorzio di Tutela Vini Doc Colli Berici, il Consorzio Tutela Vini Lessini Durello, il Consorzio Tutela Vini Doc Gambellara, il Consorzio Tutela Vini Vicenza Doc, il Consorzio Tutela Vini Vicentini Doc, e vede impegnati nella sua realizzazione
Collaborano inoltre a Dolce Vi l’Associazione Italiana Sommelier Veneto,
Nella seducente cornice di Villa Da Porto “
Si tratta di vini selezionatissimi, grandi capolavori di perfezione e di equilibrio.
Il programma delle due giornate prevede convegni al mattino e degustazioni il pomeriggio.
Sabato mattina alle
Alle 14.00 inizieranno le degustazioni aperte al pubblico.
Domenica mattina alle

Anche per quanto riguarda il consumo di vino, appare sempre molto netta la distinzione tra il consumo della corte e quello del popolo. È ancora una volta il Messisbugo nella parte introduttiva del suo trattato a venirci in aiuto: egli infatti elenca i vini consumati in enormi quantità durante i banchetti del Duca, i quali provenivano da tutte le zone d’Italia! I commensali potevano quindi scegliere i prodotti di loro gradimento, sia personale che per accompagnare le portate: questa abbondanza di fatto anticipa il concetto di abbinamento cibo-vino, che se pur non palesemente espresso, è prerogativa di un’ampia disponibilità di vivande. Ben diverso era il consumo nelle campagne, legato ad un’alimentazione di puro sostentamento; per fare un esempio delle endemiche carestie, basti ricordare le cronache dell’epoca che riportano come persino i vinaccioli dell’uva venissero utilizzati come ingredienti per il pane…
Non possiamo fare a meno di citare la leggenda che fornirebbe il nome al vitigno autoctono della nostra provincia, il Fortana, che localmente viene chiamato Uva d’Oro. Si narra che Renata di Francia, sposa nel 1528 di Ercole II d’Este, portasse a Ferrara con sé in dote alcune piante di uva rossa, presumibilmente dalla Cote d’Or, zona della Borgogna dalla quale il nostro vitigno trarrebbe il nome. Più che a questa interpretazione, siamo più orientati a credere ad una versione popolare, legata al fatto che in plaghe così desolate, anche quest’uva dai grappoli generosi fosse una fonte alimentare di non trascurabile importanza…


