mercoledì 25 luglio 2007

Prossimi eventi in Provincia di Ferrara

Dal 27 al 30 luglio 2007 : “Festa campagnola col salam da l’ai”, 6^ Edizione, Formignana (FE)

La Pro Loco organizza la VI edizione della Festa, che vuole celebrare uno dei prodotti tradizionali della zona: il Salame all’Aglio, un insaccato di carne suina condita con sale, pepe, aglio e vino, sapientemente stagionato nelle nebbie della pianura padana. Nello stand gastronomico sarà possibile gustare i piatti tipici della gastronomia ferrarese.

Sono previsti, inoltre, eventi culturali, mercatino con specialità locali, artigianato e spettacoli. Come per le precedenti edizioni della Festa, la musica sarà protagonista con la partecipazione di un cantante o gruppo big degli anni 60/70.

Info: 0533/608520

Dal 3 al 5 agosto 2007 : “Festa della Delizia”, 10^ Edizione, Benvignante (FE)

L’Associazione Culturale “Torrione - Delizia” di Benvignante con il patrocinio del Comune di Argenta e della Provincia di Ferrara, organizza la 10° Festa della Delizia; per il recupero e valorizzazione di un patrimonio culturale di inestimabile valore.
La Delizia sarà in festa il 27, 28 e 29 luglio; e, presso il parco della Delizia Estense, ci sarà una mostra fotografica, gastronomia, giochi per bambini, spettacoli musicali […] http://www.comune.argenta.fe.it/notizie/notizia.aspx?IDNews=937

Info: Associazione culturale "Torrione - Delizia" , torrionedelizia@libero.it

Dal 3 al 5 agosto 2007 : “Fiera dell’aglio di Voghiera”, Voghiera (FE)

Coltura agricola d’eccellenza di questo comprensorio territoriale, l’Aglio di Voghiera è diventato una delle componenti culinarie predilette nella cucina tipica ferrarese. Prodotto di ottima qualità garantita dal marchio D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta), l’Aglio di Voghiera rappresenta una delle produzioni più radicate nella tradizione colturale di questo territorio. L’aroma gradevolmente intenso, la sua naturale capacità di conservazione ed il suo colore bianchissimo, fanno di questo prodotto di nicchia il protagonista della dieta mediterranea. La 10^ Edizione della Fiera dell’Aglio di Voghiera sarà un’occasione importante per approfondire le potenzialità culinarie e le sue qualità salutistiche ancora latenti, grazie alle iniziative promosse dall’Amministrazione Comunale di Voghiera in collaborazione con il Consorzio Produttori Aglio di Voghiera. Presso le Corti del Castello del Belriguardo, Venerdì 3 Agosto, Sabato 4 Agosto e Domenica 5 Agosto, verranno presentate le specialità, curiosità, ricette, spettacoli in onore dell’Aglio di Voghiera.

Info: www.comune.voghiera.fe.it


14 Agosto 2007: “Festa dell’Ospitalità”, 31^ Edizione, Porto Garibaldi (FE)

Negli ultimi anni è diventato il grande appuntamento di Ferragosto per chi visita i Lidi Ferraresi. La Festa si svolgerà sul molo di Porto Garibaldi, dove, dalle 19.30, vi sarà la distribuzione gratuita di quintali di pesce azzurro, accompagnato dal fresco vino del Bosco Eliceo ( unica Denominazione d’Origine della Provincia di Ferrara). Non mancheranno i gustosi e succosi cocomeri, prodotti tipici della zona. Ad intrattenere ospiti e turisti orchestre da ballo, animazione per bambini e tanta allegria. A mezzanotte la Festa terminerà con il cielo sarà solcato dai bagliori di un'affascinante spettacolo pirotecnico sul mare di Porto Garibaldi, l’antica Magnavacca, nota dal XIII Secolo con il nome di Portum Maiavache. Nel porto-canale attraccano i numerosi pescherecci che, nelle prime ore del giorno, salpano in mare per la pesca. Qui sorsero i primi stabilimenti balneari dei Lidi ferraresi, costruiti interamente in legno, che furono però distrutti da una terribile mareggiata nel 1927. Gli abitanti del luogo seppero però far risorgere questo Lido, che oggi vanta un gran numero di attività commerciali e turistiche, tra le quali numerosi rinomati ristoranti.

Info: 0533/314154

Dal 24 agosto al 2 settembre 2007: “Sagra della Vendemmia e del Vino di Bosco”,18^ Edizione, S. Giuseppe di Comacchio (FE)

Rinnovata nell’organizzazione e nella durata, la Sagra della Vendemmia e del Vino di Bosco di San Giuseppe è una delle manifestazioni più caratteristiche che si svolgono durante l’estate nel Comune di Comacchio. Questa è infatti una delle zone più caratteristiche della DOC Bosco Eliceo, i cui vini sono famosi per essere ottenuti da uve allevate su terreni sabbiosi, a due passi dal mare. Numerose saranno le attrattive di questo evento, nel quale non potranno ovviamente mancare un rinomato stand gastronomico e il banco d’assaggio dei “Vini delle Sabbie”. Alla personalità che si è distinta nella salvaguardia di questo patrimonio verrà consegnato il premio “Grappolo d’oro”.

Info: 0533/314154

Dal 25 al 26 agosto 2007: “Le giornate del riso”,12^ Edizione, Jolanda di Savoia (FE)

Durante le due giornate dell’evento tutto il programma ruoterà naturalmente attorno al riso, uno dei cereali più diffusi e consumati al mondo, anche per la sua versatilità in cucina.

Avrà luogo il “Mercatino del Riso” con i produttori e i rivenditori locali pronti a dare il meglio di sé nella vasta offerta di prodotti a base di riso: dal famoso Carnaroli alla farina per polenta, ai biscotti, ai risotti già pronti.

Naturalmente questa iniziativa è l’occasione adatta per assaggiare il riso del Delta del Po grazie allo stand gastronomico presente nella “Risarea”, un’ampia area interamente dedicata a questo cereale. All’interno della Risarea, oltre ad assaggiare ricchi menù a base di riso dall’antipasto al dolce, si potranno visitare mostre e assistere a mini corsi di cucina etnica e locale.

Il programma della manifestazione prevede anche appuntamenti dedicati agli esperti del settore con la realizzazione di un Convegno nazionale sul tema del riso e l’organizzazione di prove in campo tematiche. Il convegno, che avrà luogo sabato 25 Agosto alle ore 10.30 presso il Teatro Comunale di Jolanda di Savoia, affronterà il tema “La filiera del riso e il nuovo piano di sviluppo rurale regionale: quali sinergie e opportunità”, vedrà la partecipazione delle parti istituzionali e dei produttori.

Tra le altre iniziative in programma nell’ambito della manifestazione, non poteva mancare un appuntamento con le protagoniste femminili della storia del riso: “le mondine”. Dopo il successo dello scorso anno, infatti anche quest’anno, in data Domenica 26 agosto, sarà organizzato il “2° RADUNO NAZIONALE DELLE MONDINE”, durante il quale le partecipanti ripercorreranno le tradizioni legate a questo duro lavoro attraverso il concerto dei loro canti.

Info: www.verdedelta.com

Dal 31 agosto al 3 settembre 2007: “Fiera di settembre”, Migliarino (FE)

Nella cornice storica delle sette torri di Migliarino si ambienta, nei primi giorni di settembre, una fiera di lunga tradizione che da quest’anno sarà connotata dall’arte di strada. L’architettura della cittadina ben si presta ad ospitare un evento all’insegna di spettacoli di saltimbanchi, mangiafuoco, teatro di strada, suonatori che animeranno le vie e le piazze del centro, trasformando Migliarino in una “Città d’arti, musica e spettacoli”.

Non mancheranno mostre d’arte all’aperto con una via dedicata a pittori e ritrattisti. Diversi spazi del centro saranno animati da scultori che esporranno le loro opere e realizzeranno sculture in loco. Considerando che Migliarino si sta distinguendo da diversi anni per la spiccata sensibilità all’arte contemporanea e all’arte in genere, con iniziative legate a teatro, musica, pittura e scultura, l’occasione della Fiera di Settembre è ideale per trasformare la città in un palcoscenico dell’arte, per mostre e altre iniziative artistiche importanti. Tutti gli spettacoli verranno scelti e ideati attraverso il supporto artistico della cooperativa Artmosfera e dell’artista Angles Granini. Giornate colorate per appassionati e curiosi d’arte contemporanea e teatro di strada.

Info: www.verdedelta.com


Dal 6 al 10 settembre 2007
: “Fiera di Argenta”, 50^ Edizione, Argenta (FE)

La tradizionale Fiera di Argenta raggiunge quest’anno un traguardo importante: la sua 50esima edizione.

Riconosciuta nel 2002 “ Fiera Regionale”, presenta una varietà di eventi ed appuntamenti da sempre legati al territorio ed alle sue tradizioni, ma con lo sguardo attento verso nuovi orizzonti.

Nelle cinque giornate, i visitatori avranno a disposizione un nutrito programma, che spazia dai concerti live (completamente gratuiti) all’Esposizione Campionaria, alle mostre d’arte, ai convegni, agli spazi dedicati ai più giovani.

La manifestazione termina con il tradizionale e spettacolare evento pirotecnico.

Info: www.comune.argenta.fe.it

A tavola con gli Estensi: Cristoforo da Messisbugo

Ritratto di Cristoforo da Messisbugo

Cristoforo da Messisbugo fu il più famoso degli Scalchi: lavorò per gli Estensi tra il 1515 e il 1548 (anno della sua morte) al servizio di Alfonso II prima, e del figlio Ercole II in seguito. Il suo libro “Banchetti compositioni di vivande, et apparecchio generale”, scritto nel 1539 e pubblicato postumo nel 1549, è considerato ancora oggi un testo di riferimento nella ricostruzione della storia gastronomica del Cinquecento: un libro che parla non solo di ricette, ma anche di abitudini, cronache dei principali banchetti ed eventi mondani, suppellettili, ed approvvigionamenti di vivande.

Accreditando la tesi secondo la quale Messisbugo fosse l’erede di un’antica famiglia di origine ferrarese, è lecito immaginarlo ben inserito nell’ambiente di Corte, conoscendo quindi abitudini e vizi dei suoi Signori. Per capire il livello di considerazione da lui raggiunto, basta ricordare l’aneddoto da lui stesso narrato circa una cena organizzata presso la propria abitazione per il Duca e il suo seguito in occasione del carnevale del 1548, durante la quale fu messa in scena una commedia che iniziò a mezzanotte, mentre la prima portata venne servita alla tre di notte!

La sua fama si estese a tal punto in Europa da essere nominato Conte palatino dall’imperatore Carlo V, mentre dopo la sua morte gli venne concesso l’onore di essere sepolto presso l’altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio in Polesine a Ferrara, dove ancor oggi una lapide lo ricorda.


Ceramica graffita ferrarese

sabato 21 luglio 2007

Archeopane: dall'injera ai testaroli

Grazie allo spunto datomi da Gourmet, torno un attimo sui “testaroli al pesto”, dei quali ho accennato qui… Fin da quell’assaggio avevo notato una somiglianza diretta con l’INJERA, tipico “pane” etiope, assaggiato più volte al ristorante africano di Bologna, che a differenza dei testaroli liguri è però lievitato.

Da un punto di vista gastronomico non cambia, a mio avviso, l’utilizzo di questo prodotto: se in Etiopia l’INJERA è in pratica un sostitutivo delle posate, il suo ruolo è quello di assorbire un liquido, in pratica renderlo solido e più facilmente assimilabile.

Di seguito riporto un bel testo trovato all’URL: http://www.cookaround.com/cucina/etiopia/ e saluto Sandra ancora una volta “Musa ispiratrice”… ;-)

SAPORI D'ETIOPIA

di Abraham Zewdie



In Etiopia il pranzo inizia con un tipico rituale, il lavaggio delle mani. A tavola viene portata un brocca di metallo o terracotta contenente acqua, la quale viene versata sulle mani degli ospiti. Subito dopo viene servita la prima portata, un leggero piatto di fermenti o siero di latte seguito da specialità piccanti.
In Etiopia, la dieta è scandita dai lunghi periodi di digiuno previsti dalla religione copta, a cui fanno seguito periodi in cui la carne diventa la base principale dei pasti. E, da non scordare, il caffè è originario della provincia del Kaffa, da dove prende il nome, e in Etiopia bere questa bevanda è un vero e proprio rito. Se ne avete la possibilità prendete parte a questa cerimonia, gustando il caffè che verrà servito per tre volte in piccole tazzine di ceramica, e per una volta fate si che il tempo non vi corra dietro, e prendetevi tutto il tempo necessario per partecipare a una cerimonia il cui ricordo vi rimarrà sicuramente molto impresso.
Molti altri piatti lasciano nel visitatore una impronta indimenticabile. Sono preparate in occasione della nostra festa e sono da assaggiare, non appena se ne presenta l'occasione.

Piatti tipici ed Elementi base

INJERA - Pane lievitato e spugnoso sul quale si servono quasi tutti i piatti, simile ad una cialda ricavato ad una miscela di Teff, (un ceriale locale ed acqua.) Avete presente quella sottile sfoglia di gommapiuma che riveste i vostri preziosi regalini - tipo Swarowsky - che volete proteggere dagli urti? Ecco: Ingera è una sfoglia di pasta di miglio molto simile ma un po' più sottile e di un color grigio-chiaro e grigio spento. Riveste l'interno del gran piatto da portata, da cui tutti dovranno attingere, che contiene, al centro, mucchietti di saporita carne di montone o di bue, circondata da salsine multicolori, ma tutte tremendamente piccanti. L'injera è disposta a fette sopra i Mesob, cioè (speciali supporti di paglia colorati, decorati finemente ed intrecciati.) Parti diverse di Wot sono disposte artisticamente sulle fette del Injera, nel mesob. Spesso il pranzo non cominicia finchè il padrone di casa non spezza, per ogni uno dei comensali, una porzione di Injera.
Le buone maniere del luogo insegnano che questo piatto vada mangiato rigorosamente con le mani. Staccate con tre dita un pezzo di 'Ingera, tanto per intenderci quella che sembra una sfoglia di gomma piuma, fatene un piccolo fazzoletto, poggiatelo delicatamente sui pezzettini di carne e poi, stringendo i quattro polpastrelli, a cui avrete avuto l'accortezza di opporre l'ultimo dito della vostra mano, il pollice, fate in modo di pescare uno o più pezzettini di carne, imbevetelo in una o più salsine e, finalmente, portate il tutto alla bocca. Ripetere l'operazione fino a sazietà.
Sembra difficile ma non lo è; Se tutto questo vi sembra complicato- in parole povere "quello che bisogna fare è staccare un pezzo di Injera e arrotolarlo ai pezzeti di carne di Wot. Vi si oppongono, però, atavici tabù che riaffiorano e cui bisogna strenuamente opporsi: quante volte da bambini c'è stato, infatti, affermato che non bisogna mangiare con le mani?

LA RICETTA D'INJERA -
Impastare 5 etti di farina 00, 5 etti di farina gialla di mais (quella da polenta), 250 grammi di semola di grano duro, 25 grammi di lievito e 1 bicchiere d'acqua in una ciotola capiente. Coprire e far riposare a temperatura ambiente 3 giorni se inverno, 2 se estate. Lavorare l'impasto fermentato con acqua sufficiente a farlo diventare fluido - circa 3 bicchieri. Scaldare una padella antiaderente e versare a filo il composto, uno strato di 3-4 millimetri, come per una crepe. Quando inizia a rapprendere devono comparire le bollicine che danno la caratteristica consistenza spugnosa al pane. Coprire e lasciare cuocere per circa 3 minuti, evitando che prenda colore. Lasciar raffreddare su un canovaccio evitando di sovrapporre le focaccette finche' non sono fredde.

giovedì 19 luglio 2007

Emilia e Romagna da bere



Con piacere plaudo all’uscita delle Guide “Emilia da bere 2007-2008” e “Romagna da bere 2007-2008” edite dall’Agenzia Prima Pagina di Cesena (che ha curato anche la divulgazione dell’iniziativa presso le Aziende) in collaborazione con le Sezioni AIS di Emilia e Romagna. Un ottimo esempio di sinergia fra una Casa editrice e l’AIS: ricordo infatti che entrambe le Guide contengono i giudizi delle Commissioni di assaggio istituite dalle due Sezioni, e composte da Assaggiatori ufficiali AIS, che rappresentano operatori del settore ma anche appassionati consumatori, fornendo quindi un buon livello di oggettività delle valutazioni.

Scopo primario delle Guide è fornire un panorama il più ampio possibile sulla vasta e variegata produzione della Regione, un esperimento ormai collaudato visto che per l’ “Emilia da bere” si tratta del seconda edizione, mentre per la “Romagna da bere” si è giunti alla quarta pubblicazione.

Davvero un ottimo ausilio, sia per gli appassionati più esigenti che volessero approfondire la conoscenza del territorio, ma anche per gli stessi Sommelier, i quali avranno un ulteriore strumento per divulgare i vini emiliano romagnoli al grande pubblico (ricordo infatti che i Sommelier delle Sezioni hanno ricevuto gratuitamente la passata Guida).

Ho parlato con i colleghi di Delegazione che hanno contribuito alla prima edizione dell’ “Emilia da bere”, e mi hanno confermato l’intenso lavoro delle Commissioni, i cui membri hanno dedicato molto del loro tempo alle sessioni d’assaggio.

Questa è l’AIS che vorrei, ed alla quale mi piacerebbe contribuire in maniera più diretta anche con la quota sociale: sarebbe bello se il Consiglio Nazionale costituisse un apposito fondo per finanziare i progetti delle Sezioni e Delegazioni più meritevoli…

Ma non finisce qui!

L’appuntamento è mercoledì 25 luglio a Cesenatico, nella piazza delle Spose dei Marinai (solo il romantico nome meriterebbe una capatina…), dove verrà allestito dalle ore 19,30 il banco d’assaggio dei vini della guida “Romagna da bere”; ottima la data e la location, per far conoscere ai numerosi turisti ospiti della Riviera il meglio della nostra produzione, un BRAVO! agli Organizzatori.

mercoledì 18 luglio 2007

A tavola con gli Estensi

Inizia una rubrica settimanale che per una decina di appuntamenti ci porterà alla scoperta del contributo che gli Estensi, Duchi di Ferrara in epoca rinascimentale, fornirono all’attuale gastronomia ferrarese.

Chiaramente gli argomenti saranno trattati in maniera divulgativa, stile guida turistica, per cui sarò a vostra disposizione per eventuali curiosità e approfondimenti.

Ne approfitto, visto il periodo e la calura, per augurarvi buone vacanze!

Storia degli Estensi

La casata guelfa degli Estensi è originaria di Este, in provincia di Padova. Presenti a Ferrara già dal tempo del Libero Comune, gli Estensi riuscirono a prevalere sulle altre famiglie nobiliari, e nel 1264 Obizzo II divenne ufficialmente Signore della città. In oltre tre secoli di governo gli Estensi trasformarono Ferrara in una città famosa, al punto da essere definita la prima città moderna d’Europa, grazie in particolare all’ampliamento urbanistico realizzato sul finire del XV Secolo dall’architetto Biagio Rossetti, su commissione del duca Ercole I, divenuto appunto celebre per l’ “Addizione Erculea” che da lui prende nome, che culminò con la costruzione dello splendido Palazzo dei Diamanti.

Gli Estensi furono famosi per gli sfarzi della loro corte; simbolo della loro potenza è ancor oggi il Castello, quadrilatero con ai vertici altrettanto maestose torri. La costruzione iniziò nel 1385 sotto il governo di Nicolò II, in seguito ad una sommossa popolare. La povertà dei cittadini fu sempre in stridente contrasto con la ricchezza dei loro Signori, che si attorniarono dei più celebri artisti dell’epoca quali Leon Battista Alberti, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, solo per citarne alcuni. Non meno famosi divennero i banchetti dei Duchi d’Este, al punto che i cuochi di corte divennero figure importanti e rispettate, cosa non comune in quel periodo; i loro trattati di cucina sono ancora attuali, oltre a testimoniare la vita quotidiana e le abitudini alimentare di quel periodo.

Il castello Estense di Ferrara, in primo piano la Torre cosiddetta dei Leoni.


Lo Scalco

Figura di rilievo nelle corti rinascimentali, lo Scalco era un professionista che oggi si potrebbe identificare con un maitre di alto livello. Organizzatore di banchetti, responsabile dell’allestimento delle sale e dell’apparecchiatura, supervisore della cucina e dell’elaborazione del menù, contabile e addetto agli approvvigionamenti, questi i compiti principali dello Scalco, che se abbinati ad una buona conoscenza delle abitudini di corte e del suo Signore, potevano garantirgli una vita agiata e grande fama presso gli ospiti colpiti dalle sue doti organizzative. I testi realizzati da questi personaggi hanno oggi una grande importanza storiografica, in quanto la loro preparazione multidisciplinare ci fornisce uno spaccato di vita quotidiana, confermando l’agio delle famiglie nobiliari. I più importanti Scalchi degli Estensi furono Cristoforo da Messisbugo e Giovan Battista Rossetti, entrambi operanti a Ferrara nel corso del XVI Secolo. Forte della sua esperienza Rossetti pubblicò ne “Lo Scalco”, libro autobiografico nel quale si parla dei diversi stili di apparecchiatura come lui stesso afferma: “Dello Scalco del sig. Gio. Battista Rossetti, Scalco della Serenissima Madama Lucretia da Este Duchessa d'Urbino, Nel quale si contengono le qualità di uno Scalco perfetto, & tutti i carichi suoi, con diuersi ufficiali à lui sottoposti: Et gli ordini di una casa da Prencipe, e i modi di servirlo, così in banchetti, come in tauole ordinarie. Con gran numero di banchetti alla Italiana, & alla Alemana, di varie, e bellissime inuentioni, e desina­ri, e cene familiari per tutti i mesi dell'anno, con apparecchi diuersi di tauole non via[!]ti, et con molte varietà di viuande, che si possono cavare di ciascuna cosa atta à mangiarsi. Et con tutto ciò che è buono ciascun mese: & con le provisioni da farsi da esso Scalco in tempo di guerra”, Ferrara, Domenico Mammarello, 1584.


San Giorgio, patrono di Ferrara, in un particolare di una ceramica graffita ferrarese.

venerdì 13 luglio 2007

Convegno De.Co a Molinella

Stimolato dai recentissimi esiti dell’operazione “Prosecco sicuro”, di cui potete leggere un dettagliato rapporto su Vino Pigro di Elisabetta Tosi, e ulteriori riflessioni su Aristide di Giampiero Nadali, ho voluto portare a termine un post riguardante un recente convegno al quale ho partecipato a Molinella, in provincia di Bologna.

Questo Comune ha riconosciuto a partire dal 2006 tre Denominazioni Comunali, le cosiddette De.Co, una delle ultime battaglie di Luigi Veronelli.

Senza entrare nel dettaglio legislativo, vorrei soltanto ricordarvi che per De.Co si intende una produzione artigianale locale (non soltanto quindi produzioni agroalimentari), il cui riconoscimento viene “approvato” mediante una delibera del Consiglio Comunale, in seguito alla quale la Giunta Comunale istituisce all’interno dell’Amministrazione appositi “strumenti” per monitorare la produzione soggetta a De.Co, insomma un bell’esempio di democrazia diretta!

Non si parla quindi di veri e propri disciplinari, legati esclusivamente ai prodotti che si fregiano di marchi Comunitari (IGP e DOP per intenderci), ma di regole di massima che i produttori debbono rispettare.

Di questo e dei risvolti pratici che scaturiscono dalle produzioni De.Co si è parlato presso l’Auditorim di Molinella sabato 30 giugno: a moderare l’incontro Riccardo Lagorio, autore del libro “Viaggio nell’Italia a denominazione comunale (De.co.)” (Forterrea editore, € 18), e stretto collaboratore di Luigi Veronelli nella realizzazione del progetto De.Co, che ha visto in questi anni diversi momenti di difficoltà, soprattutto di natura politica.

Oggi in Italia esistono oltre 400 De.Co, alcune delle quali sono state descritte dai diretti interessati nel corso del convegno; insieme a me erano presenti Mirka Frigo e Giorgio Luppi, che saluto, del Movimento Turismo del Vino della Regione Lombardia.

Devo dire che ho sempre seguito con interesse il progetto De.Co, nonostante molti operatori abbiano in passato snobbato questo strumento, ritenendolo in fondo ridondante e privo alla fin fine di mezzi finanziari adeguati per promuovere produzioni comunque di iper nicchia.

Be’, io non sono mai stato d’accordo con queste affermazioni, e per un motivo molto semplice: a mio avviso le De.Co non servono a promuovere (la promozione è legata al mercato), ma a valorizzare (cioè, come dice la parola, cioè salvaguardare e migliorare una produzione).

Ed è questo uno dei punti chiave, ben sottolineati dal Sindaco Bruno Selva e dall’Assessore all’Agricoltura e Ambiente Luca Mazzanti, il quale è andato oltre, sottolineando che la preservazione del sapere, opportunamente messo in rete, diventa pure uno strumento di promozione turistica integrata.

Quali i limiti? Molto semplici, e questo il convegno secondo me l’ha fatto emergere bene.

Vi faccio un ipotetico esempio che a mio avviso può riassumere tutti gli interventi ascoltati (mi perdoni Aristide che credo non converrà, ma provo lo stesso a convincerlo… eh eh): se esistono 100 maiali della razza ABC salvati da estinzione certa, e con i quali si producono i particolari prosciutti di DEF, è chiaro che più di X prosciutti l’anno non si possono produrre. L’artigiano che fino allora ha ben lavorato e che è stato giustamente premiato con il riconoscimento della De.Co, si vede balzare agli onori delle cronaca e prima o poi capiterà a casa sua un grande distributore di salumi che lusingandolo con la promessa di farlo entrare nel mercato nazionale, gli chiederà di garantirgli però una produzione minima di 1.000 pezzi l’anno: e chissenefrega se lui di maiali ne ha solo 100, tanto quello che conta è il suo marchio…

Se il prosciutto di DEF fosse IGP, niente stonerebbe, per la regola del 1 su 2, si premia la lavorazione a scapito della provenienza delle cosce. A questo punto entra in gioco il veterinario di DEF, delegato dal Sindaco a “sorvegliare” la De.Co: lui conosce di persona l’artigiano e sa bene quanti maiali ha, e li può andare a vedere anche tutti i giorni, a differenza di un ispettore dell’Assessorato Regionale che può fare solo controlli periodici; e poi si sa, in paese le voci circolano, e camion sospetti con nuovi animali sopra non passerebbero insospettati.

È chiaro che nessuno toglierà la De.Co all’artigiano, ma a quattr’occhi, davanti a un buon bicchier di vino, il veterinario farà presente all’artigiano che è un suo sacrosanto diritto di imprenditore fare business, però che abbia l’accortezza di destinare alla De.Co solo la produzione dei 100 maiali ABC, e che si inventi un altro marchio per il distributore, perché alla fine la De.Co gli è stata riconosciuta dalla sua stessa Comunità.

È utopia tutto questo? Può il senso di appartenenza ad una Comunità essere una discriminante per fare un “business etico”?

Non ho di certo la competenza e l’esperienza per rispondere, ma concludo tramutando in reale il sopra citato esempio ipotetico, tornando nel mio territorio: a Madonna Boschi, vicino a Ferrara, si tiene ogni anno la “Sagra della della Salamina da Sugo al cucchiaio”. Durante questa manifestazione viene consumata praticamente tutta la Salamina prodotta dai giovani e meno giovani del paese, con il metodo super tradizionale, e così ogni anno in settembre, per qualche giorno la sperduta borgata di Madonna Boschi diventa la capitale della gastronoma ferrarese.

Non è questo un bel modo di restituire dignità ad una Comunità in epoche di “invasioni barbariche”?

A voi ogni commento e grazie per avermi sopportato se siete giunti a leggere fino a qui… ;-)


Nella foto: il simpatico monumento alla “Salamina da Sugo” di Madonna Boschi.

domenica 8 luglio 2007

"Vino dei Blogger # 8" abstract

Eccoci giunti al riassunto del capitolo 8 della saga del “Vino dei Blogger”!

Protagonisti di questo appuntamento i cosiddetti “Vini delle Sabbie”, dei quali vi ho parlato qui, e qui.

Ma diamo subito spazio ai protagonisti, che ovviamente ringrazio e saluto…

- Luca Risso di The Wine Blog ci ha parlato di un mitico bianco italiano, il Blanc de Morgex e de La Salle DOC 2006 della Cave du Vin Blanc de Morgex e de La Salle, prodotto nelle omonime località valdostane a 1200 metri d’altitudine dal vitigno Prié Blanc allevato su sabbie moreniche. Il fatto che questi terreni vengano definiti “prefilosserici”, è dovuto ovviamente alla loro altitudine e quindi al loro isolamento che ha evitato a queste zone il flagello della fillossera a inizio Novecento. In questi climi è ovvio che si ottengano vini bianchi estremamente freschi, adatti quindi alla spumantizzazione.

- Giacinto Chirichella del Blog “Il maiale ubriaco” ci ha invece introdotto in una delle culle del vino italico, vale a dire i Campi Flegrei, in provincia di Napoli. Il prodotto in questione è il Piedirosso Campi Flegrei DOC 2006 delle Cantine Federiciane Monteleone, ottenuto dall’omonimo vitigno a bacca rossa, che rientra in tutti gli uvaggi della zona, come per esempio nella DOC Penisola Sorrentina, e più specificamente nella sottodenominazione Gragnano e Lettere. Anche in virtù dei miei ricordi, questa tipologia di rosso dà il massimo della sua godibilità nel primo anno dopo la produzione… Giacinto, oltre a specificare che il vino degustato proviene da piante franco di piede, fa riferimento ad un tradizionale metodo di potatura denominato alla puteolana, che spero ci illustrerà prossimamente sul suo bel Blog…

A proposito, al “maiale ubriaco” affido la rubrica “Il Vino dei Blogger # 9”, buon lavoro, so che non tradirete le aspettative… ;-)


- Luciano Pignataro, giornalista del Mattino di Napoli, ci narra una storia di amore per la propria terra raccontandoci il A' Scippata” Costa d'Amalfi DOC 2003 dell’Azienda di Giuseppe e Prisco Apicella. A' Scippata”, come scrive Pignataro: “in italiano si direbbe la strappata, l'uva alla terra, l'energia alla fatica, la voglia di restare alla tentazione di fuggire”.

Si tratta di un vino rosso ottenuto da Piedirosso e Tintore, un clone autoctono del blasonato Aglianico. Il vigneto a pergola dal quale si ottiene è stato piantato nel 1930, ed è completamente a piede franco con rese molto basse, vista tra l’altro la sua veneranda età.

Un post molto romantico che racconta di un fiero ritorno alle proprie origini, e consiglio a tutti di leggere…

- Giampiero Nadali, alias Aristide, ci parla dei terreni sabbiosi della DOC Arcole, in provincia di Verona. Questi terreni derivano da uno spostamento dell’alveo dell’Adige avvenuto nell’alto Medioevo a seguito di una esondazione; il vino degustato è il Nero d'Arcole Merlot e Cabernet, Arcole DOC Rosso 2004 prodotto dalla Cantina Sociale di San Bonifacio. Dal punto di vista dell’estensione, la DOC Arcole è una delle più grandi del Veneto, estendendosi tra Verona e Vicenza, fin a lambire i Colli Berici.

Da buon comunicatore, Aristide si chiede perché in questo prodotto, a differenza della linea “base” dove compare un apposito bollino, non sia presente la dicitura “Vini delle Sabbie”. Vorrei ricordare che attualmente tale tipologia non è “ufficiale”: salvo modifiche recenti, so che le tipologie “generiche” riconosciute dallo Stato, e quindi riportabili sull’etichetta, sono “Vino di collina o di colle” (vi è mai capitato di leggerlo???), e “Vino di Castello-Abbazia”, di queste ultime che producono vino se non sbaglio in Italia ce ne sono 3 o 4… Evidentemente a San Bonifacio non hanno voluto ulteriormente complicarsi la vita… ;-)

- Il sottoscritto ha invece parlato di un vino ligure particolare, il "Pian di Sabbia"
IGT Golfo dei Poeti 2006
, dell'Azienda "La Felce", di Andrea MArcesini, eclettico vignaiolo in Ortonovo (SP).
Si tratta di un vino bianco ottenuto dalle uve coltivate a Luni in un vigneto sabbioso a circa 1 km dal mare. Davvero una chicca interessante e rara, che conferma come esistano “Vini delle Sabbie” in molte località, anche se gli appezzamenti , data la particolare natura dei suoli, sono molto piccoli. Ad ogni modo potrebbe anche essere una “chiave di ricerca” per i sempre più numerosi turisti del vino…


- Sono riuscito a coinvolgere per questo appuntamento anche il forum RexBibendi, fondato da un gruppo di Soci AIS, e oggi molto frequentato. In particolare ho ricevuto il contributo di Massj che ci ha parlato del Carignano del Sulcis, e dell’Azienda attualmente più famosa che lo produce, la Cantina Sociale di Santadi abbinandolo ad un agnello da latte arrostito alla fiamma (quindi con una cottura di circa 3 ore) e aromatizzato col mirto… giusto per farci venire un po’ di acquolina… ;-)

- Ringrazio infine per il suo contributo Benoit Tarlant dell’omonima Maison di Champagne, che mi ha segnalato il loro La Vigne d'Antan, proveniente da vigne franco di piede (il nome della cuveé ci conferma la longevità produttiva delle piante non innestate, "vigne franche de pied", da terreni "sablo-silicieux". Potete trovare qui la scheda del prodotto…


- Segnalo inoltre il contributo di Roberto Gatti, Sommelier Ferrarese, che in questo suo articolo ci racconta nel dettaglio la nostra DOC Bosco Eliceo, zona costiera della Provincia di Ferrara, famosa per i suoi terreni sabbiosi, sui quali cresce in particolare la varietà a bacca rossa Fortana, che dà un vino sapido adatto all'abbinamento con i pesci di valle della vicina Comacchio. Sempre di Bosco Eliceo parla Michele Marziani in questo suo post.

Abbiamo quindi intuito come viti “franche di piede” ancora esistano e diano prodotti fra loro a volte molto, molto diversi, a seconda delle pratiche colturali e delle variabili climatiche. Sicuramente potrebbe essere divertente per un appassionato andare alla ricerca di questi Vini, che sono un’espressione “reale” di una archeo-viticoltura.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato, il testimone passa allo Staff de “Il maiale ubriaco”, per il “Vino dei Blogger # 9”.

A presto!

giovedì 5 luglio 2007

"Vino dei Blogger # 8 " tasting session


Al recente TigullioVino Meeting, grazie ai suggerimenti di Luk, ho assaggiato alcuni vini liguri: fra questi, ai fini della nostra rubrica, mi ha colpito il


“Pian di Sabbia” IGT Golfo dei Poeti 2006


dell’Azienda “La Felce”, di Andrea Marcesini, eclettico vignaiolo in Ortonovo (SP).


Il nome del vino e della Indicazione sono suggestivi viatici che mi inducono ad approfondire la conoscenza di questo bianco ligure insieme al suo Produttore…

Il “Pian di Sabbia” proviene da un piccolo vigneto a Luni, a circa 1 km dal mare, costituito interamente da terreno sabbioso: le uve che lo compongono sono Trebbiano (60%), Malvasia (20%) e Vermentino (20%).

Marcesini mi racconta che ha voluto caratterizzare molto questo vino: oltre alla particolare conformazione del vigneto, anche in vinificazione ha adottato tecniche inconsuete, che vanno da una macerazione sulle bucce di 20 giorni alla fermentazione libera.

Con una così lunga macerazione mi aspettavo un colore più “acceso”, valutando anche che il Trebbiano, fra i vitigni bianchi, è uno di quelli che possiede la più alta concentrazione in sostanza colorante, evidentemente si è giocato sull’epoca di vendemmia, favorendo nella raccolta la Malvasia e il Vermentino, più precoci.

Queste due varietà determinano anche i profumi floreali del prodotto, delicati ma non molto intensi.
Il vino si conferma armonico al palato, dove esibisce una buona sapidità: nel complesso non si dimostra di certo “muscoloso”, e non poteva essere altrimenti vista la natura dei suoli di provenienza delle uve, ma dotato di una personalità che lo può distinguere una volta conosciuto; non male come caratteristica in questi tempi di omologazione…

Con Marcesini e suo padre abbiamo anche accennato alla gestione dei vigneti sulla sabbia: mi hanno confermato che in passato anche nella loro zona è stata utilizzata la propaggine semplice come di mezzo di propagazione della vite, metodo che pure noi nel Bosco Eliceo stiamo riscoprendo, e che fornisce una valida alternativa per i rimpiazzi sulle file.

Per gli abbinamenti penso ovviamente al mare, con antipasti caldi di molluschi e crostacei.

Come nota segnalo l’altro vino assaggiato in quell’occasione, ovvero il Vermentino “La Felce” DOC Colli di Luni 2006, nel quale è presente il 2% di Albana (ebbene sì! Uno sconfinamento inaspettatato dalla Romagna!), e prevede, durante la lavorazione, una macerazione sulle bucce di 72 ore. Strutturato e dagli intensi profumi fruttati, è sicuramente uno dei miglior Vermentino che ho assaggiato recentemente.

Purtroppo nell’escursione a Rapallo non ho avuto tempo per visitare il certamente affascinante vigneto del “Pian di Sabbia” (tra l’altro al primo anno di produzione), per cui mi devo accontentare di allegare questa scheda aziendale, anche se non lo contempla, che ho trovato sul sito:www.sp.camcom.it/vad_AGR/colli_di_luni/la_felce.pdf

Un ulteriore stimolo per tornare a visitare che questo lembo di Liguria tra la Lunigiana e il mare…


lunedì 2 luglio 2007

Il Lido di Volano


Il Lido di Volano, a ridosso di valle Bertuzzi, è il più settentrionale dei Lidi Ferraresi: da queste parti soffia spesso il caldo scirocco, per questo gli appassionati di surf del comprensorio si riuniscono qui quando le condizioni lo permettono…

In un pomeriggio estivo mi è capitato di essere sulla spiaggia, proprio a fianco del pontile, dove simpatici vecchietti pescano con i loro “bilancini”…



Ho voluto per questo inserire alcune foto per mostrarvi un angolo particolare della DOC Bosco Eliceo, che qui ha il suo confine Nord.