mercoledì 25 aprile 2007

Un chicco di caffè racconta... 7^ puntata

A gran voce avevo richiesto sin dall’apertura di questo blog la presenza di Alberto Trabatti!

Grande esperto di caffè, è l’ideatore di Artlife Caffè, un emporio, anzi io lo definirei una boutique, dove gli appassionati di questa antica bevanda possono trovare esauditi tutti i loro desideri…

Ospite fisso della nostra “wine letter”, Alberto torna con la sua rubrica… siamo alla settimana puntata, per chi fosse interessato all’argomento, non esiti a chiedermi l’invio dei numeri precedenti.

Chi lo volesse andare a trovare lo troverà in Piazzetta Repubblica a Ferrara, a due passi dal Castello Estense.

Buona lettura!



Un chicco di Caffè racconta…

Dopo le feste pasquali, prima di tornare in vacanza perché l’estate arriva sempre più in fretta, mi accingo a scrivere altre cosette sul mondo del Caffè e la sua lavorazione. Sperare di arrivare dove mi sono prefissato con la narrazione è possibile, ma di certo non si può mai parlare di aver terminato, in quanto vi è sempre da imparare, indipendentemente dagli anni che si porta avanti la nostra missione sul Caffè…

Vi ho lasciati scrivendo della torrefazione artigianale e quella industriale...ripartiamo.

Quando si tosta artigianalmente il Caffè, s’impiegano tostatrici a tamburo rotante, la cui capacità va da 1 Kg. ad alcune centinaia. Un piccolo esempio di quelle disponibili: 1,2, 5, 7,5, 10, 15, 20, 30, 60, 120, 240, 480.

La tostatrice a tamburo, oggi funziona ad aria calda prodotta da un bruciatore, il cui flusso, attraverso un rimando, viene convogliato nel cilindro di tostatura, Una volta, fino a qualche decennio fa, funzionavano di prevalenza a fiamma diretta in camera, se a gas, oppure a legna o carbone. Questi metodi sono quasi del tutto scomparsi, almeno in Italia, perché, a parte le norme di sicurezza che la fiamma diretta in camera pare (e ripeto, pare) non rispettare, vi sono altissime possibilità di scaricare sempre troppo tardi il tostato, bruciandolo o comunque non riuscendo a valorizzarne al massimo il gusto.

La tostatura a legna, o a carbone, invece, oggi ha senso esclusivamente per una questione folkloristica/commerciale. Il sapore dell’antico mestiere sicuramente è il motivo principe per praticarla, ma l’utente finale diventerà cretino a preparare il Caffè in espresso, in quanto lo rende disomogeneo nella tostatura, e quindi anche nel gusto.

A suffragio di queste mie affermazioni, oltre ad un’esperienza personale che citerò tra poco, bisogna considerare che perfino la tostatura a gas non offre una qualità perfettamente costante nel risultato. Siamo a livelli raramente percettibili dal pubblico, ma vi sono differenze. Questo perché il gas di città è diversamente miscelato all’aria a seconda della stagione e dello stesso giorno, e si possono avere allungamenti o accorciamenti dei tempi di tostatura. Tutto sta ad accorgersene e provvedere alle correzioni dovute. Figuriamoci dunque come si può considerare affidabile sotto il profilo qualitativo una tostatura che dipende dall’umidità dei pezzi di legno e dal loro potere calorico, differenti tra loro stessi data la diversa forma e dimensione!

Mi è capitato di riscontrare queste sostanziali differenze con uno dei Caffè arrivati qualche mese fa, il Terre Alte di Huehuetenango.

Questo Caffè proviene dal Guatemala, dalla zona dei monti Cuchumatanes, alle cui maggiori altitudini, favorite dal clima eccellente, sono situate le migliori piantagioni.

Divenuto presidio Slow Food alcuni anni fa, è ora principalmente tostato, in Italia, all’interno del carcere delle Vallette (Casa Circondariale Lorusso e Cutugno) a Torino, ove per iniziativa del Direttore, coadiuvati dalla Cooperativa Sociale Pausa Café e dal torrefattore toscano Andrea Trinci, i detenuti imparano un mestiere e concorrono al mantenimento in essere del presidio. Usano una tostatrice a legna.

Lodevole iniziativa. Mi duole però affermare, ma è la verità, che - capacità tecniche a parte, e che dichiaro scontate, vista l’assistenza in loco di un bravo torrefattore – il Caffè abbia dei limiti in estrazione. La sera in cui lo presentammo in Torrefazione da noi, fu impossibile trovare una macinatura ed una dose tali da assicurare un risultato consono alle aspettative in tazzina. Le provammo tutte, ma non avemmo successo.

La voglia di confrontare il lavoro degli altri con il mio, e viceversa, mi aveva fatto richiedere a Torino, alcuni giorni prima, una piccola partita di Huehuetenango crudo, che tostai a mio modo.

Sostituimmo in campana al macinacaffé il prodotto torinese con quello “ferrarese” e voilà, nemmeno senza troppo impazzire con le regolazioni ottenemmo un espresso come si doveva… Perfino alcuni membri di Pausa Café presenti rimasero stupiti.

Non credo di aver fatto cose strane, a parte la cura solita nel tostare il Caffè, era senz’altro la tostatrice usata a dichiarare la vittoria nel confronto.

Per non essere del tutto di parte, vi dico anche che il Caffè tostato a legna va bene per un’estrazione in moka, o in napoletana, ma per l’espresso non si può scherzare. Non possiamo definirla ancora (forse mai sarà…) una scienza esatta, ma di sicuro la tostatura non si può e non si deve prendere mai sottogamba.

Pena risultati deplorevoli. Ed ora un po’ di tecnica…

Durante la tostatura si hanno alcune fasi: all’inizio l’endotermica, in cui il Caffè perde l’umidità contenuta, quindi richiama calore e la temperatura all’interno del cilindro di tostatura cala, per poi, una volta completata, avviarsi verso la fase esotermica, ovvero quella in cui i chicchi stessi rilasciano calore, tanto che occorre fermarsi in tempo per scaricare il Caffè alla temperatura desiderata.

A 160°C circa iniziano le reazioni di Maillard, ovvero le trasformazioni che, abbassando gli acidi clorogenici e le trigonelline presenti nel crudo, riducono i componenti negativi al gusto, ne migliorano la digeribilità, e creano centinaia di sostanze aromatiche, la maggior parte delle quali, ahinoi, è volatile, e conferiscono al Caffè il gusto corretto fino a quando il colore dei chicchi è il cosiddetto a “tonaca di frate”. Senza entrare nelle disquisizioni monastiche sul colore dei vari ordini (gli abiti dei domenicani sono addirittura bianchi!), è un marrone paragonabile ad un cioccolato fondente al 60% circa di cacao, quindi non troppo scuro, ma nemmeno chiaro in quanto la tostatura chiara conferirebbe un gusto acidulo al Caffè.

Quando si passano i 200° C sta al torrefattore, ed a lui solo, la decisione di quando scaricare il Caffè. Gli restano circa 30° C per scegliere, ma dopo c’è il rischio di rovinare la tostata o addirittura d’incendiarla. Esotermia ai massimi livelli…

Naturalmente c’è a chi piace un gusto amaro e forte, ma credo, con tutti i buoni Caffè disponibili, che sia un vero peccato arrivare a questa accoppiata gustativa.

Vi aspetto alla prossima puntata, non senza avervi detto che più si scende di latitudine in Italia e nel resto del Mondo, più il colore del tostato si scurisce, e viceversa. Perché? De gustibus non disputandum est…ma non solo!

Un caro saluto


Alberto


L'Emporio della Piazza - Artlife Caffe'
Piazza della Repubblica 27-29
44100 Ferrara - Italy
Tel. 0532/248641

www.artlifecaffe.com

lunedì 23 aprile 2007

Il pesce azzurro dell'Adriatico

Serate di Cucina a Tema

Menù – Il Pesce Azzurro dell’Adriatico


Locanda del Duomo

Piazza Umberto I, 24

44015 – Portomaggiore (Fe)

Tel. 0532-324500

www.locandadelduomo.it commerciale@locandadelduomo.it


Giovedì 26 Aprile 2007


Serata interamente dedicata al Pesce Azzurro dell’Adriatico;

le preparazioni sono particolarmente curate e gustose,

accompagnate dalle migliori verdure di stagione.

La cena sarà servita in tre portate con un tris di assaggi per ogni portata.

Come di consueto proporremo la degustazione abbinata

di vini selezionati per l’occasione.

I vini sono compresi nel prezzo del menù.

Menù – Il Pesce Azzurro dell’Adriatico:


Antipasti

Crostini con Acciughe, origano e Pomodorini Freschi.

Moli con crema di Mandorle.

Filetti di Aringa in salsa all’Aceto Balsamico di Modena


Primi

Spaghetti con filetti di Sgombro saltati alla Marinara.

Tortelli di Nasello con Bottarga di Muggine.

Crespella di Pesce Azzurro con Pomodorini freschi, basilico e Peperoncino.


Secondi

Frittura di Paranza con pescato del giorno.

Sarde spinate alla Diavola.

Anguilla di Valle in umido con Polenta.

martedì 17 aprile 2007

Vino e salame

In uno dei post precedenti, avevamo segnalato un’originale iniziativa organizzata ad Anzola Emilia da Gianluigi Veronesi, direttore della rivista Degusta, in collaborazione con l’Amministrazione del Comune bolognese: ecco di seguito il reportage dell’evento.


Presso il Ristorante “Il Pescatore” di Anzola Emilia si è svolto un incontro-degustazione dedicato ad un abbinamento tradizionale nelle nostre zone rurali, quello fra vino e salame.

Idea ancora più interessante se si pensa di utilizzare vini ottenuti da vitigni autoctoni, che spesso regalano profumi e sapori inimitabili.

Ecco alcuni esempi di questi vini:

- Centesimino: dopo aver confutato l’unicità del suo DNA, questo vitigno coltivato nelle colline di Faenza, e più precisamente attorno alla torre di Oriolo, origina un vino rosso corposo ma di facile beva, conosciuto anche come “Sauvignon rosso”. Il nome del vitigno deriva, come vedremo a breve anche per il Bürson, dall’appellativo fornito dalla gente del posto a chi ha salvaguardato la specie.

Molto gradevoli i profumi di frutta matura, che mi ricordano in modo particolare la mora del gelso, un vino che nella sua immediatezza può portare alla mente la Lacrima di Morro d’Alba. L’Azienda presente all’evento era “La Sabbiona”, che può ospitare i visitatori anche nel proprio agriturismo.

- Bürson: questo vitigno a bacca rossa della provincia di Ravenna è stato salvato dall’oblio da Aldo Longanesi, il cui simpatico soprannome ha dato il nome comune a quest’uva, che però è ufficialmente catalogata come Uva Longanesi. Oggi il nipote Daniele continua a coltivarla nei pressi di Bagnacavallo, bella cittadina romagnola che ha fornito il nome al Consorzio di viticoltori che producono poi il vino in due versioni, a seconda del periodo di invecchiamento: capsula blu e capsula rossa.

Diciamo subito che il Bürson è un vino di grande estratto e alcolicità, che a mio parere si presta al blend con altri vitigni: per assaggiarne uno equilibrato vi consiglio di cercare quelli di almeno 4 anni. Devo ammettere però che il capsula blu annata 2005 di Daniele l’ho trovato già pronto; è Longanesi stesso, accortosi del mio stupore, a spiegarmi il motivo: “Sappiamo che quest’uva è fin troppo generosa. Per smussarne gli eccessi abbiamo verificato che la macerazione carbonica è l’ideale; per questo utilizziamo una parte di macerato per l’imbottigliamento del capsula blu”.

Ma è a fine pasto che il Bürson ci regala la vera sorpresa nella sua versione passito: il vino si chiama Anemo (antico nome del fiume Lamone che lambisce Bagnacavallo), un prodotto dai profumi molto intensi e con una dolcezza che equilibra perfettamente i ruvidi tannini.

- Pignoletto: il più noto dei vitigni autoctoni emiliani esprime sentori a volte molto diversi passando da una zona all’altra dei Colli Bolognesi: non a caso questa DOC si è dotata nel disciplinare di ben 7 sottozone, ed ha previsto per questo vitigno anche la menzione Classico. Tradizionalmente vinificato nella versione frizzante, il Pignoletto si esprime però meglio a mio avviso nella versione fermo, come quello dell’Azienda Botti presente all’iniziativa, che già conoscevo per il suo Barbera, che pur non essendo originario di questo territorio, è l’altro vitigno portabandiera della DOC.

- Pelaverga: fratello “minore” del Nebbiolo nel panorama enologico delle Langhe, questo vitigno piemontese ha trovato il suo optimum nelle colline saluzzesi, dove esprime caratteri diversi rispetto a quelli di Verduno, guadagnando secondo me nell’equilibrio complessivo.

Per questo è stata una bella sorpresa assaggiare i vini delle Aziende Maero e Vigna di Terre Rosse, socie del Consorzio, peccato non avessero previsto la vendita , altrimenti ne avrei fatto scorta visto che da queste parti non viene commercializzato…

Nuovo impulso nella promozione di questo vino è sicuramente arrivata dalla realizzazione alla fine del 2006 del “Centro rarità ampelografiche cuneesi Giuseppe di Rovasenda”, la cui segreteria si trova presso il Comune di Saluzzo. La presentazione del Centro è stata curata dal Dottor Michele Fino, Assessore all’agricoltura di Saluzzo e sostenitore del Centro, del quale ha promosso la forte missione documentale nei confronti di un patrimonio genetico notevole; missione lodevole se si pensa alla forte omologazione varietale che il mercato internazionale ha imposto nell’ultimo decennio.

Per quanto riguarda i salami mi sono invece concentrato sull’assaggio dei prodotti di Daniele Bertini di Lugo (RA): la sua Azienda ha una paniere di prodotti interessante, anche se quelli a maggior impronta territoriale sono il salame tradizionale romagnolo, di dimensioni medie e lardelli ben visibili, e quello di mora romagnola, una razza suina che da alcuni anni è stata salvata dall’estinzione.

Molto bella e coreografica l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano di 24 mesi da parte di Valerio Carretti del Caseificio Sant’Angelo di San Giovanni in Persiceto (BO), operazione che oltre ad una consolidata esperienza richiede anche una buona dose di forza fisica! Sarà forse stata anche la suggestione del taglio, ma il formaggio era davvero squisito…

Ad animare la giornata un dibattito fra personalità del mondo del giornalismo e della ricerca universitaria, che hanno fornito un’interessante testimonianza su come far evolvere le produzioni tipiche del territorio attraverso la comunicazione e naturalmente la promozione turistica: interessante in tal senso l’esperienza di Paolo Canto, Presidente dell’Associazione Montagna Amica, che si occupa della promozione dell’Appennino Bolognese nella Valle del Reno attraverso il progetto La Via del Pane”, che prevede la produzione di pane artigianale con farine biologiche ottenute nella stessa zona; un bell’esempio di filiera corta.

Un evento così non poteva che terminare con il pranzo fra tutti gli intervenuti, degustando piatti preparati dallo staff del ristorante con i prodotti del banco d’assaggio; un’ulteriore occasione per scambiare pareri conviviali e ideare nuove iniziative…

lunedì 16 aprile 2007

1 maggio al "Luogaccio"!!!

Non potete assolutamente mancare, Vi aspettiamo!!!





Serata alla "Dogana"

Ristorante “DOGANA”

di Valter Lucchini

Via Virgiliana, 1

Pilastri (FE)

www.ristorantedogana.com

in collaborazione con


Associazione Sommelier di Mantova

Venerdì 20 Aprile alle ore 20.15

CENA con l’AMARONE

Verranno degustati alla cieca ed in successione da definire

  • Amarone della Valpolicella Classico Ris. AMBROSAN 2001 – Nicolis
  • Amarone della Valpolicella Classico Ris. AMBROSAN 1998 (formato doppio Magnum) – Nicolis
  • Amarone della Valpolicella Classico Ris. CAMPOSUA 2001 – Venturini
  • Amarone della Valpolicella Classico Ris. CAPITEL MONTE OLMI 2003 – Tedeschi
  • Amarone della Valpolicella Classico Ris. Campo dei Gigli 2003 – Tenuta Sant’Antonio
  • Amarone della Valpolicella Classico Ris. Campo dei Gigli 2001 – Tenuta Sant’Antonio
  • Recioto della Valpolicella Classico Ris. LE BRUGNINE 2001 – Venturini

I PIATTI

Riso Carnaroli in crema di zucca all'Amarone

Brasato di cavallo all'Amarone con polenta

Parmigiano Reggiano

Tenerina al cioccolato con zabaione caldo

Caffè


Costo della serata: Euro 40,00

giovedì 12 aprile 2007

Relax (un pensiero su Steiner)

Pomeriggio di aprile: sole, pace, quiete. Il tepore della primavera è un invito per ogni essere vivente a immergersi nella natura. Nel silenzio della vigna tutto apparentemente è immoto, e un micio si riposa.

Ma dal cosmo la forza della luce chiama a sé la vite: la pianta l’asseconda, e spuntano così i nuovi grappoli. L’input è stato fornito, l’ingranaggio biologico lavorerà a pieno ritmo fino al solstizio d’estate, poi il pensiero sarà già proiettato alla vendemmia.

domenica 8 aprile 2007

Fortana... chi è costui?

Questo post è la risposta pubblica alla gentile richiesta di Maria Grazia, curatrice del blog Soavemente, e autrice di un articolo sul nostro caro Fortana…

Cara Maria Grazia, sei stata fortunata, capitando allo stand del Consorzio del Bosco Eliceo quando era presente Marcello Bertelli, autore del libro “L’Uva d’Oro”: un testo davvero illuminante, ricco di immagini tratte da archivi ferraresi e romani, che parlano di questo vitigno antico, che molti vorrebbero derivante dalla dote di Renata di Francia, principessa proveniente dalla Borgogna, sposa nel 1528 del futuro duca d’Este Ercole II. Era d’uso allora portare in dote prodotti della terra di origine, e sarebbe carino pensare a questa principessa che arriva alla corte estense con le barbatelle in mano… ;-)

Sicuramente produttori d’uva e vino furono i monaci benedettini di Pomposa, grandiosa abbazia sulla via dei Romei, al culmine della celebrità attorno all’anno Mille; per capire la grandiosità di questo luogo mi basta dirvi che il campanile, alto oltre 30 metri e originario di quel periodo, è ancora in piedi, ma soprattutto non ha le fondamenta su un terreno paludoso come quello del Delta del Po!!! Non male gli architetti dell’epoca…

Ma torniamo a noi senza divagare… Finora abbiamo parlato di Uva d’Oro, nome accattivante ed anche onomatopeico se vogliamo; ebbene nel 1989 venne riconosciuta la DOC Bosco Eliceo, et voilà, il nostro caro e rustico vitigno diventa come per magia Fortana!

E questo nome da dove salta fuori??? Sinceramente neanche noi produttori della zona lo sappiamo… di certo il nome identifica da sempre il vitigno nel Reggiano e nel Parmense e sembra derivi dal termine Fruttano, che ci ricorda la rigogliosità e le grandi dimensioni dei grappoli.

Ad ogni modo a noi ferraresi come nome non è che piaccia molto, ma ahimè, non è di certo il primo scempio a livello di classificazione che è stato compiuto nelle Denominazioni italiane…

Ciò nonostante non mi sono dato per vinto nella ricerca dell’etimologia del termine e così, dopo questo preambolo, arrivo alla risposta del tuo quesito…

L’articolo che riporto è tratto dal numero 38 del 14/03/2005 della nostra wine letter “boscoeliceo.net”, alla quale vi invito ad iscrivervi visitando il nostro sito ufficiale www.boscoeliceo.net

Recentemente ho trovato nel mio archivio un manoscritto che vi riporto integralmente, e che racconta un piccolo aneddoto di vita… la memoria è un dono che spesso trascuriamo, ed i ricordi sono fugaci compagni che ci conducono in dimensioni del tempo e dello spazio dalle quali siamo per sempre esclusi.
Poter condividere i ricordi, però, ci permette di creare situazioni in cui la realtà si mescola ai desideri, generando un alone di fiaba e di sogno al quale, di questi tempi, fa bene poter credere…

“Cari i miei ragazzi, a voi sembrerà una cosa senza importanza quello che ora vi sto raccontando, ma per me è stata un’emozione grandissima, e sento proprio il desiderio di dirvelo.
Perché quella sera seduta a tavola insieme a voi ho sentito che col Signor Mariotti parlavate di vini di diverse qualità, fra i diversi nomi che ho sentito uno mi è rimasto molto impresso Fortana.
Quel nome Fortana mi ha portata indietro nel tempo perché io quel nome Fortana l’avevo sentito pronunciare più di cinquant’anni fa da vostro padre mentre abbracciava un signore che si era avvicinato al nostro banco, nel periodo che noi facevamo il mercato a San Giuseppe di Comacchio.
Poi parlando mi raccontarono che erano stati compagni di guerra, e per varie peripezie scoprirono di essere Ferraresi.
Ma la cosa più importante che vi volevo dire è che quel famoso Tenente Fortana era il proprietario dei vigneti che a quell’epoca si trovavano a San Giuseppe, che dalla piazzola dove facevamo il mercato arrivavano fino alla spiaggia.
Lui li aveva ereditati dal nonno o dal suo bisnonno, non mi ricordo bene; comunque mi ricordo che ci aveva insegnato la stradina che attraversando i vigneti ci portava sulla spiaggia dove potevamo stenderci al sole o fare anche il bagno indisturbati.
Sicchè cari ragazzi miei, vi devo dire che a me quel nome Fortana mi ha fatto rivivere un attimo la mia vita di cinquant’anni fa”.

Maffezzoni Maria, vedova Cenacchi, nata il 13/09/1920

PS: ringrazio la Signora Maria Teresa Cenacchi, proprietaria della storica "Trattoria Volano" di Ferrara, per avermi permesso di divulgare il manoscritto che sua madre scrisse alcuni fa in seguito ad un incontro con mio padre nei locali del ristorante.

Cara Maria Grazia ecco quindi la mia spiegazione, non di certo esaustiva, ma che ritengo affascinante come la tua foto davvero bellissima!!!

A San Giuseppe nessuno delle persone che ho intervistato ricorda il Tenente Fortana, ma vedrai che prima o poi lo troveremo… ;-)

A presto!

M.

PS: il Sommelier allo stand è il grande Gino Benetti della delegazione AIS di Ferrara

venerdì 6 aprile 2007

Reportage dal Vinitaly 2007

Per organizzare la mia breve presenza al Vinitaly di quest’anno, ho utilizzato come criterio quello di andare a trovare i colleghi che al tempo stesso sono wine blogger: ecco un breve riassunto di questi incontri.

- Val è una giovane e appassionata produttrice di Soave (www.vinibalestrivalda.com ): ho avuto l’occasione di visitare la sua bellissima e moderna cantina (dalla quale si gode uno splendido panorama dei vigneti e del castello di Soave) alcuni anni fa in occasione di “Cantine aperte”, e le ho chiesto di poter assaggiare i vini che allora non avevo degustato: lo Scaligio IGT Veneto 2004 è un bordolese (95% Cabernet sauvignon, 5% Merlot) estremamente piacevole ed equilibrato, adatto al mercato internazionale. Il Recioto di Soave Classico 2002 mi ha colpito per la pulizia e intensità dei profumi, e per la corrispondenza gusto-olfattiva. Credo che la volontà di Val e la qualità dei suoi vini le riserveranno ottime soddisfazioni…


- Stefano Berti è un vitivinicoltore romagnolo che ha sposato la “causa” del sangiovese, che occupa il 100% dei suoi vigneti. Vi suggerisco di visitare il suo sito per capire la filosofia aziendale, e per ammirare le belle fotografie delle colline di Forlì, che potrebbero diventare a breve una sottodenominazione della DOC Sangiovese di Romagna.

Le tre etichette di Stefano sono: Bartimeo, Ravaldo e Calisto, tre Sangiovese pressoché in purezza, che devo dire mi hanno trasmesso una limpida interpretazione di terroir. Tre vini cupi, di grande estratto, con profumi netti e franchi, la cui prerogativa è a mio avviso una lunga vitalità in bottiglia. Stefano è un po’ “preoccupato” di questo: la richiesta è forte, e la commercializzazione va a scapito dell’equilibrio. Ti capisco Stefano, ma credo che questo, fra i problemi, è forse più da desiderare che da temere… ;-)


- Non potevo infine mancare al felice connubio che si è venuto a creare per il secondo anno consecutivo fra le ostriche freschissime di Goro, nel Delta del Po ferrarese (http://www.copego.it/copego/index.jsp ), e il Monti Lessini Durello: nella foto potete vedere un bell’esemplare di matuzalem del ’94 degustato dalle brave componenti dello staff del Consorzio del Soave.

Un interessante esempio di sinergie fra territori.



mercoledì 4 aprile 2007

Dedicato a Mario Soldati


Nella bolgia del Vinitaly non è facile trovare uno spazio dedicato alla letteratura: ci ha creduto però con merito il Consorzio del Soave che ha proposto un incontro incentrato sul rapporto fra lo scrittore Mario Soldati e i paesaggi del vino.

A moderare il dibattito la giornalista veronese Elisabetta Tosi (www.tigulliovino.it/vinopigro ) che ha introdotti i vari interventi: l’instancabile Aldo Lorenzoni, Direttore del Consorzio del Soave (www.ilsoave.blogspot.com ) ha colto l’occasione per presentare l’imminente uscita della pubblicazione dedicata al paesaggio viticolo delle colline di Soave; Giampiero Nadali alias Aristide (www.aristide.biz ) ha ribadito l’attualità dei temi trattati da Soldati, soprattutto nel famoso libro “Vino al Vino”, augurandosi che ne prossimo futuro siano spunti per nuove iniziative.

Il sottoscritto ha ricordato alcuni aneddoti dei testi e dei libri dello scrittore piemontese; a tal proposito devo ringraziare Marina Zappi, organizzatrice del Festival letterario “Sotto il sole dei sensi” (www.comune.ostellato.fe.it/servizi/biblioteca) , che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo di Soldati, facendomi conoscere il figlio Volfango e sua moglie Anna, che hanno coordinato un gran numero di eventi legati al centenario della nascita (www.mariosoldati.it) .

Ha chiuso l’incontro il giornalista Fabio Bottonelli, dell’ufficio stampa del Comitato (www.studiobottonelli.it ), che ha anch’egli sottolineato la grande “duttilità” dell’opera di Soldati.

Ecco la foto della bottiglia di DOC Bosco Eliceo Fortana che la nostra Azienda ha dedicato a Mario Soldati.

domenica 1 aprile 2007

Il Bosco Eliceo Fortana al Vinitaly 2007




Devo dire di essere davvero soddisfatto per l’incontro che il Consorzio dei Vini DOC Bosco Eliceo ha organizzato in occasione del Vinitaly 2007 all’interno del Padiglione dell’Emilia Romagna: infatti nel corso dell’appuntamento veronese è molto difficile catturare l’attenzione di oltre 50 persone per più di 2 ore! Oltretutto una presenza di tecnici, giornalisti, chef, buyer, che hanno tutti dibattuto del futuro del vitigno Fortana, del quale abbiamo parlato recentemente (post).

Il risultato è stato una presa di coscienza che se non altro è uno stimolo per noi produttori ad affrontare con più serenità le sfide del mercato, grazie ad una maggiore differenziazione dei consumi, che si concentrano sempre più verso vini di facile “bevibilità”, come appunto il Fortana.

Il rammarico, ma la nostra Azienda lo ribadisce da tempo, è un maggiore coordinamento per quel che riguarda la promozione dei vini del Bosco Eliceo e più in generale del territorio… Sicuramente tutto il mondo è paese, ma ciò non giustifica il fatto che con un così ricco patrimonio paesaggistico e culturale, la nostra Provincia paghi ancora una scarsissima propensione ad organizzare l’incoming… Forse è anche colpa di questi “tempi moderni”, in cui i piccoli miglioramenti, pur se esistenti, non sono sufficienti se paragonati ai passi da gigante dei territori concorrenti, ma questo sottolinea ancor di più le divisioni decisionali in ambito amministrativo.

Noi produttori cercheremo comunque di fare la nostra parte…