mercoledì 8 agosto 2007

A tavola con gli Estensi: il banchetto

La perizia raggiunta dagli Scalchi rinascimentali trova la sua massima espressione nei banchetti, eventi di Corte che avevano come scopo primario la dimostrazione del potere del Signore. Il banchetto diventa quindi un evento di comunicazione mediatica, grazie al quale gli invitati possono raccontare dopo il loro ritorno le meraviglie preparate dai loro ospiti. Per questo la lista delle vivande è pomposa, opulenta, sempre al di sopra dei comuni bisogni, in netto stridore con le misere condizioni alimentari del popolo. Grande importanza perciò riservata all’apparecchiatura e alla coreografia delle portate e delle stoviglie che abbelliscono le tavole; per capire tutto questo ci si può affidare come sempre a Cristoforo da Messisbugo, che racconta di carni coperte di foglie d’oro e argento, ricomposte con stecchi a riprodurre l’animale nella sua interezza, sculture di zucchero e pasta all’uovo, selvaggina di ogni tipo, dal cervo del Boscone della Mesola, al tarabuso e all’airone.

Ogni commensale aveva a disposizione “cugiale, curatelo, stecchi e salviette”, mentre la forchetta non era ancora di uso comune. Piatti e boccali erano realizzati con la pregiata ceramica graffita ferrarese, rinomata per i suoi colori ricavati da ossidi minerali, ed i disegni realizzati mediante incisione. Occorre ricordare che era prassi servirsi da grandi piatti posti sui tavoli: per questo motivo le tovaglie si sporcavano spesso ed era necessario sovrapporle per facilitarne la sostituzione tra una portata e l’altra. Ad allietare le pause provvedevano musici e attori, spesso chiamati a rappresentare le commedie scritte appositamente dai poeti di corte come Boiardo o Ariosto, che a Ferrara scrisse il suo celeberrimo “Orlando furioso”.

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